Ursula, si chiama. Ursula K. Le Guin: ha circa ottantacinque anni e scrive.
Romanzi d’incanto. Romanzi per tutti. E quando dico TUTTI, intendo anche bambini e ragazzi. Insomma, è una vera scrittrice
Oggi, Repubblica propone un’intervista (ma è più che altro un dialogo) a questa signora della narrativa, capace di tessere storie indimenticabili e disobbedienti alle regole (sia nei contenuti che nelle forme) e di scriverle in una lingua elegante, forte.
Le domande (poche e sostanziali) le fa Michel Cunningham , autore de “Le ore”, “La regina delle nevi” e parecchio altro.
Tema del dialogo: la letteratura. Insomma, roba vecchia, sembrerebbe. Davvero abbiamo ancora bisogno di definire cosa sia letteratura?
Beh, sì. Perché di fronte a un concetto apparentemente definito da secoli, ci troviamo a danzare una sorta di girotondo senza fine, in cui , a seconda delle “autorevoli” voci che intervengono, la letteratura viene catalogata secondo un sistema piramidale che elabora una sorta di graduatoria tra ciò che è “letteratura” e ciò che è “genere”. Inevitabile che il “genere” sia un gradino – e più – sotto alla letteratura. Ne consegue che coloro i quali scrivono al di fuori della catalogazione di “genere” sono, per definizione, degni di maggiore attenzione , in assoluto.
Ursula di queste catalogazioni se ne infischia. E io con lei.
E dice: “…non si vuole ammettere che ogni creazione letteraria appartiene a un genere o, addirittura, a più generi…. i vari “generi” sono stati ignorati dal blocco dei maggiorenti della critica e dell’insegnamento, che hanno identificato il concetto di letteratura esclusivamente con la narrativa di tipo realistico…il realismo ha dominato la narrativa dal 1800…Ma “dominante” non è sinonimo di “superiore”… il fantasy è immenso almeno quanto il realismo, e molto più antico …”
Ursula è una “inosservante” delle regole che Cunningham definisce “il galateo dello scrittore”.
E lei conferma: “ … Seguo solo le regole che mi consentono di arrivare dove voglio. E quando non esistono, me le creo da sola”…
Così si fa letteratura. Alla faccia degli “osservanti”. La disobbedienza alla regole è una meravigliosa opportunità per continuare a raccontare buone storie.
Romanzi d’incanto. Romanzi per tutti. E quando dico TUTTI, intendo anche bambini e ragazzi. Insomma, è una vera scrittrice
Oggi, Repubblica propone un’intervista (ma è più che altro un dialogo) a questa signora della narrativa, capace di tessere storie indimenticabili e disobbedienti alle regole (sia nei contenuti che nelle forme) e di scriverle in una lingua elegante, forte.
Le domande (poche e sostanziali) le fa Michel Cunningham , autore de “Le ore”, “La regina delle nevi” e parecchio altro.
Tema del dialogo: la letteratura. Insomma, roba vecchia, sembrerebbe. Davvero abbiamo ancora bisogno di definire cosa sia letteratura?
Beh, sì. Perché di fronte a un concetto apparentemente definito da secoli, ci troviamo a danzare una sorta di girotondo senza fine, in cui , a seconda delle “autorevoli” voci che intervengono, la letteratura viene catalogata secondo un sistema piramidale che elabora una sorta di graduatoria tra ciò che è “letteratura” e ciò che è “genere”. Inevitabile che il “genere” sia un gradino – e più – sotto alla letteratura. Ne consegue che coloro i quali scrivono al di fuori della catalogazione di “genere” sono, per definizione, degni di maggiore attenzione , in assoluto.
Ursula di queste catalogazioni se ne infischia. E io con lei.
E dice: “…non si vuole ammettere che ogni creazione letteraria appartiene a un genere o, addirittura, a più generi…. i vari “generi” sono stati ignorati dal blocco dei maggiorenti della critica e dell’insegnamento, che hanno identificato il concetto di letteratura esclusivamente con la narrativa di tipo realistico…il realismo ha dominato la narrativa dal 1800…Ma “dominante” non è sinonimo di “superiore”… il fantasy è immenso almeno quanto il realismo, e molto più antico …”
Ursula è una “inosservante” delle regole che Cunningham definisce “il galateo dello scrittore”.
E lei conferma: “ … Seguo solo le regole che mi consentono di arrivare dove voglio. E quando non esistono, me le creo da sola”…
Così si fa letteratura. Alla faccia degli “osservanti”. La disobbedienza alla regole è una meravigliosa opportunità per continuare a raccontare buone storie.
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