si chiama. E’ uno scrittore. Dico “è” perché lo è stato e resterà tale, anche se non accenderà più sigarette, né sorriderà con gli occhi brillanti, parlando di bambini di fiabe e del suo amico Rodari. Ieri, Marcello è morto.
Marcello mi ha insegnato molte cose e mi ha regalato, con naturalezza, molti ricordi. A casa sua, a Roma, prese tra le mani la prima stesura del mio romanzo “LA SCELTA” e lo sottopose a una inesorabile e puntigliosa lettura, discutendo con me su ogni virgola, su ogni situazione, su ogni frase. Mi interrogava, Marcello, mettendo alla prova le mie intenzioni di narratrice, la sensatezza e la credibilità delle situazioni. Metteva alla prova la mia sincerità di scrittrice, la sostanza della mia consapevolezza, la disponibilità alla fatica e al rigore.
E poi, mi ha consentito di sapere qualcosa sul "tanto" che aveva vissuto. Sfogliò con me le copie de “Il pioniere”, il giornale che lui aveva curato, a cui aveva lavorato con impegno e che, nel corso del tempo, aveva generato accesi e sinceri confronti con Rodari e Carlo Pagliarini, responsabile dei Pionieri-in-carne-e-ossa.
Marcello ha segnato una parte importante della letteratura per l’infanzia e per ragazzi. Ha scritto, ha pensato, ha narrato, con amore e passione. Marcello ha tracciato una strada di innovazione e di intelligente scrittura.
Di lui non restano solo le storie. Marcello, nel suo mestiere di scrittore, ci stava tutto intero. Era, indubbiamente, un artigiano della parola, un professionista ma, soprattutto, Marcello era un uomo che narrava.
Ho avuto la fortuna di imparare da lui e me la tengo stretta.