Mi piacerebbe che la sostanza delle parole e, dunque, ciò che esprimono, fosse condivisa davvero. Oggi, 27 gennaio , Giorno della Memoria, una lunga catena di parole sono state utilizzate come sinonimi: shoah, genocidio, sterminio, olocausto. Ma quel che il Giorno della Memoria ricorda è la somma crudele di tutto questo, un accumulo incredibile di brutalità.
Quel 27 gennaio del 1945, ad Auschwitz-Birkenau si rivelò ciò che era accaduto: una catastrofe, una distruzione, un massacro, uno sterminio, uno scempio, una carneficina, una ecatombe, un macello, una devastazione, un annientamento, una persecuzione; tutto insieme.
Ebrei, sinti, rom, omosessuali, malati, Pentecostali, comunisti, Testimoni di Geova, liberi pensatori e tanti altri, variamente definiti
untermenschen (sub-umani) vennero rastrellati, concentrati, deportati, sterminati, a partire dal 1938. Furono vittime inermi della brutalità di tanti e dell’indifferenza di molti, che diede il via e consolidò un sistema brutalmente efficace.
Vennero presi ovunque, da tutti gli angoli dell' Europa.
Vennero imprigionati, malmenati, angariati, insultati e portati a morire per sfinimento e terrore, masticati e ingoiati da una industria dell’orrore che aveva come unico obiettivo l’annientamento, il genocidio, lo sterminio di massa.
Questo è accaduto. Questo potrebbe ancora accadere. Ricordare è obbligo del presente e progetto per il futuro.
Non c’è nulla, né ieri né oggi, che possa lontanamente essere assimilato alla pianificazione sistematica dell’annientamento di milioni di persone.
Evitate, evitiamo, per favore, i “però” (ne ho letti tanti, oggi, sul web).
Nessun distinguo regge. Lo sterminio operato in Europa non ha paragoni né può sopportarne.