mio padre aveva 19 anni e mia madre ne avrebbe compiuti 17 , in agosto. Il Duce - quel tipo tronfio che arringava le piazze - prometteva guerra, sacrificio e rischio per conquistare i confini dell'oceano e oltre. Nel frattempo aveva avuto il tempo - con il benevolo consenso del Re - Imperatore - di far fuori Matteotti e i Rosselli, di sbattere in galera e al confino gli oppositori, di firmare le Leggi razziali...eccetera eccetera.
Mia madre mi raccontava che, quel 10 giugno, ascoltò il discorso di Mussolini alla radio e che l'avvolse il gelo della paura e dell'incognito. Mentre i festanti, in piazza, inneggiavano al demiurgo impettito, senza sapere che stavano celebrando la loro condanna a morte, mia nonna - così mi raccontò mia madre - rimase dapprima in silenzio e poi borbottò, con l'incisività del romanesco, un "Mussolini morammazzato". Non un sentenza per il Duce che, pure, finì così. Piuttosto una ribellione naturale a un destino che stava per colpire inesorabilmente ognuno di loro, compreso un figlio diciannovenne, partito con ai piedi le scarpe con le suole di cartone e disperso nelle nevi della Russia.
L'uomo -solo-al-comando non smette mai di affascinare.
L'uomo-solo-al-comando non smetterà mai di generare distruzione.