Di Merlino, il mago, si è scritto moltissimo ma il “sugo” delle sue vicende ce lo propone uomo maturo, padrone di arti magiche,esperto di strategie, acuto consigliere politico. Mai stato bambino, adolescente, giovane?
Le vicende di Merlino che io racconto iniziano nel 450 d.C. e finiscono nel 468 d.C., quando compie diciotto anni e sceglie, tra avventure, tormenti e illuminazioni, quale uomo sarà e quali poteri vorrà esercitare.
Merlino è un personaggio che mi è piaciuto scrivere: ha il dono della magia ma non la spreca né la sopravvaluta. Prima viene la propria umanità, la misura delle cose, l’importanza dei rapporti e dei sentimenti. Potete, di seguito, leggere un brano tratto da
Capitolo nono
Tu così assorto
Merlino tornava dal bosco. Enid, ora, scendeva veloce
le scale. Raggiunse presto il cortile.
Correva Enid. Si tolse le scarpe per andare più veloce.
E così, a piedi nudi, ridente e selvatica, attraversò il prato.
Merlino se la vide venire incontro, il volto arrossato dalla
fatica della corsa, un sorriso luminoso sul viso. Fece per
abbracciarla ma si trattenne. Intorno, li osservavano, muti
e irriverenti, gli operai.
Quando Enid aveva percorso il prato senza riprendere
fiato, li aveva sfiorati – un guizzo di aria fresca nell’immobilità
della pianura – proseguendo poi verso Merlino. Non
s’era accorta dell’improvviso silenzio che le si era fatto intorno,
né degli sguardi sfacciati che si soffermavano sulle
sue caviglie nude, sul collo che i capelli raccolti offrivano
alla vista.
Tese le braccia verso Merlino, pronta a stringerlo. Lui le
strinse appena le mani e la tenne lontana da sé.
«Meglio di no Enid. Non qui».
Le indicò lo spiazzo, la lunga sequela di operai che ora
aveva ripreso a lavorare ma lentamente, svogliatamente.
Gli occhi non seguivano le mani ma il profilo dei due ragazzi.
Qualcuno ghignava, qualcun altro si dava di gomito
e sembrava commentare la scena.
Lei avvampò.
«Non pensavo...».Non riuscì a dire altro. Lui le prese le leggere babbucce
che, per tutta la durata della corsa, Enid aveva tenuto
in mano. Si chinò e la invitò a calzarle.
«Ero negli appartamenti» spiegò lei. «Non avevo le
scarpe e non ho pensato... Ho visto te...».
Merlino le regalò un sorriso pieno, luminoso.
«Ci guardano» sussurrò. «E ci invidiano» aggiunse, avvicinando
le labbra al suo orecchio e sfiorandolo con un bacio.
Lei gli strinse la mano e gli sorrise, complice.
Attraversarono lentamente lo spiazzo, Enid al braccio
di Merlino. Silenziosa e fiera, sostenne lo sguardo spavaldo
degli uomini.
Lui la guidava, assorto.
Giunti al centro del cantiere, dove le grandi pietre bianche
giacevano una accanto all’altra, in attesa di essere issate,
Merlino si bloccò. Lasciò correre lo sguardo intorno
a sé, considerò la quantità delle pietre.
«Fermate il vostro lavoro» ordinò al capomastro. «La
tomba di Deer non sarà mai qui».
«Ektor ci ha dato il compito di edificare...».
Non gli consentì di proseguire.
«Ektor non è il signore di queste terre!».
S’avviò deciso al castello verso le stanze di Ektor, dopo
essersi congedato da Enid.
Quando il milite di guardia aprì la porta per annunciarlo,
si intrufolò senza attendere l’invito a entrare.
S’aspettava il volto severo di Ektor, il suo profilo greve.
Vide Gwyneth.
All’aprirsi della porta, lei si era voltata e ora i loro sguardi
si incontrarono.
«Madre» riuscì appena a mormorare lui, stupito.
La vide alzarsi senza esitazioni, il volto illuminato da un
sorriso che non aveva dimenticato.
Un attimo e lei lo abbracciava. Forte, senza titubanze.
Ora le mani di lei percorrevano il suo profilo.
Ne sfiorò le guance con un bacio e lui, improvvisamente,
si sentì leggero, accolto, pronto a restare in quel nido
d’affetto per tutto il tempo che il mondo gli avrebbe concesso.
E fu poco il tempo.
Le braccia prepotenti di Ektor allontanarono Gwyneth
dal figlio.
Li separò, deciso, chiamando accanto a sé la moglie con
un gesto secco.
Le teneva il polso e poi, gli occhi negli occhi di Merlino,
quasi a sfidarlo, l’abbracciò ai fianchi, in una presa netta,
da padrone.
«Capisco, moglie, che la gioia di rivedervi sia tanta, ma
il principe, qui, è già un uomo e a lui non si addicono più
le tenerezze che una madre riserva a un fanciullo».
«Un uomo giusto apprezza i gesti d’affetto di una madre
» replicò lui.
Guardava Ektor con durezza.
«Ben altri abbracci, a quest’età, bisogna cercare».
Fece una risata forte e poi accarezzò, lentamente e spavaldamente,
le natiche di Gwyneth.
Perché Merlino vedesse chi ne era il padrone.
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