C'ero già stata, l'anno scorso, al Policlinico di Bari. Oncologia pediatrica. Qua si gira con le maschere sul viso e i piedi incapsulati nelle sacche sterili. E' per non far male ai bambini. Per non fargli male più di quel che già stanno sopportando. Così, gli ospiti, i visitatori, girano per il reparto con la bocca tappata e i piedi che sembrano meduse.
I bambini che stanno qui certe volte stanno zitti e certe altre fanno un gran rumore. Sono bambini. Anche se stanno male restano bambini. Gli animatori che li seguono, cinque giorni a settimana, mi fanno vedere i libri che i bambini hanno disegnato.
Uno me lo regalano.
".
C'è una mucca, una giraffa, un cane, un gatto, un topo. Divisi per tre. Già, hanno fatto un bel libro. Un libro che gioca con te e ti puoi inventare un mucchio di
strane bestie: un cane con il corpo della giraffa e la coda della mucca; un gatto con la coda del topo e il corpo di un papero...
I bambini non smettono mai di essere bambini.
Gli adulti, quando un bambino entra in ospedale, dicono "
poverobambinochepena" e non sanno che stanno sbagliando, che non sono loro che devono penare visto che i bambini sanno già patire da soli.
Che c'è bisogno, tanto più se stai male, che si ricordino sempre che sei bambino.
E che sei capace ancora di ridere.
E continuerai a farlo.
Perché la malattia se ne va via prima se riesci a disegnare una mucca che ride e una giraffa panciona.