Due miei cari amici, Lorenza Cingoli e Niccolò Barbiero, hanno scritto un bel libro, La palestra della memoria (SALANI Editore, Milano 2006), di cui potete vedere la copertina su questa pagina.
E' un libro tutto da sperimentare, molto interessante e assolutamente godibile. Io ne ho scritto l'introduzione.

E' un libro tutto da sperimentare, molto interessante e assolutamente godibile. Io ne ho scritto l'introduzione.
L’importante è proprio giocarci con la memoria. Roba da gente seria. I bambini e i ragazzi lo sanno. Gli adulti se lo sono dimenticato. E qui casca l’asino e anche il ricordo!
La memoria è un gioco difficile da fare. E più passa il tempo e meno si diventa bravi, soprattutto se si smette di ridere delle proprie smemoratezze. A quel punto si comincia a valutare quanta e quale memoria abbiano gli altri.
Così gli adulti – genitori, insegnanti, amici di famiglia - diventano, seriosamente e trionfalmente, i “contabili” della memoria dei ragazzi.
Con soddisfazione contrabbandata da senso di responsabilità, ghermiscono il felice intreccio tra “esercizio - gioco - memoria”, sopprimono il gioco e rinvigoriscono l’esercizio. Riescono, in quattro e quattr’otto, a trasformare l’allegria che viene dal mettersi in gara con se stessi per memorizzare sequenze numeriche, elenchi, cataloghi, immagini, rime e poemi, in qualcosa di noioso e paludato, lontano dal divertimento e vicino a un modo “polveroso” di intendere la conoscenza e il sapere.
Eppure questi adulti metodici e seri sono stati bambini, capaci di record di memoria inusitati e brillanti. Sciorinavano, non tanto tempo fa, straordinari elenchi di nomi di dinosauri, completandoli con le caratteristiche e il nome scientifico. Sapevano enumerare ruoli, nomi e soprannomi dei giocatori di calcio, degli eroi del basket, dei miti del rock.
Tempo sprecato? Macché. Straordinario tempo perso, arricchito dal divertimento e dall’ eccezionale valore aggiunto del superfluo.
Già, la memoria bella, quella che non si perde, che continuamente si ritrova, si arricchisce, si rinnova è la memoria che non serve a niente, quella che unisce la capacità di ricordare, di elencare, di catalogare alla sfrontata emozione di conoscere, di scoprire e di svelare, di ordinare le cose del mondo e noi stessi nel mondo, senza la preoccupazione di dare un senso immediato a quel che facciamo, perché il “senso” della memoria siamo noi stessi, il nostro cervello che “frigge” insieme alla gioia di sperimentare.
Qui sta il fascino della memoria : dà il meglio di se stessa quando non serve a niente.
E che ne sarà del sapere che vive perché mette le radici nella memoria?
Ce ne ricorderemo.
Lo renderemo più solido e profondo.
Ne faremo un tesoro invece che una noia.
Una scoperta invece di una banalità.
Perché, paradossalmente, qualcosa che non serve a niente…serve sempre a qualcosa. Lo si può addirittura dimostrare. Giocando, s’intende. Come accade in questo libro gioioso e serio a un tempo.
Chiudi