Dal 1999 l'intero gruppo di insegnanti di questa grande scuola romana, insieme a circa 500 bambini dai 6 ai 13 anni (scuola primaria e scuola media) è impegnato in un grande progetto di scrittura, denominato
, che io ho proposto e ancora adesso coordino. E' un modo di fare scuola che si ispira alle esperienze educative più significative della scuola italiana (Rodari, Ciari, Lodi) e che pone al centro del proprio lavoro i bambini e i libri. Libri letti e libri scritti, ovviamente. Per saperne qualcosa di più, potete leggere, qui di seguito, una breve introduzione al progetto.
Per amare la lettura, bisogna darsi da fare a scrivere. Non è un paradosso. Se uno prova a scrivere anche solo due-paginette-due, seguendo riga dopo riga il sistema rigoroso della scrittura, non guarderà più con superficialità un libro. Se poi l’ “uno” in questione è un bambino, state certi che non sorvolerà su alcun libro, dopo aver percorso il sentiero dello scrittore. Dunque, si sono dette le
insegnanti dell'Istituto Comprensivo "Parco di Veio" di Roma, il nostro obiettivo di quest’anno è quello di far scrivere ai bambini un libro. Raccontini, pensierini, temini, le solite robine che si leggono - in ordine sparso dovunque e che, in genere, fanno sorridere benevolmente gli adulti? No, libri veri, scritti con il rigore dell’autore che ha l’obiettivo di pubblicare il proprio testo, elaborati perché abbiano dei lettori, lavorati con pazienza certosina - parola dopo parola, frase dopo frase - perché interessino il lettore e non gli facciano desiderare il disimpegno dalle nostre pagine. Bello! Ma...come si fa? Domanda giusta. Risposta: si lavora di brutto! Partendo da un semplice ragionamento didattico - educativo: i libri sono belli ma non sgangherati; hanno un obiettivo, rispondono a precisi e rigorosi criteri narrativi ed editoriali.
I bambini che scrivono - e le insegnanti, con loro - devono imparare le tecniche che sono alla base della scrittura. Primo gradino? Leggere. E tanto.. Ma non basta, è ovvio.
Dove la mettiamo la formazione degli insegnanti, da che parte debbono rigirarsi, da dove cominciare per non trovarsi sprovveduti di fronte alle richieste e alle proposte dei bambini; per non trovarsi di fronte a risultati educativamente e narrativamente deludenti? Semplice:
bisogna imparare il “come si fa” delle tecniche di scrittura, partendo...da ciò che si sa già fare.
Il quadretto del primo incontro tra insegnanti è fatto così: una bella sala, un gruppo di persone, un pennarello e una lavagna (di quelle a fogli) dove cominciamo a scrivere tre cosette fondamentali:
· cosa sappiamo fare
· cosa sappiamo far fare
· cosa vorremmo far fare
Ne esce, da questa chiacchierata con pennarello alla mano, il quadro di un gruppo di insegnanti che sa fare e far fare molte cose e si pone - che bello! - molte domande. Una sulle altre:
Cosa abbiamo fatto per mettere in contatto, felicemente e intelligentemente, i bambini con i libri? Ed ecco le risposte, quel saper fare e saper far fare che è una vera riscoperta per la “memoria didattica” sopita:
· lettura in biblioteca,
· riscrittura di testi narrativi
· rilettura in forma teatrale,
· rilettura in forma parodistica,
· rilettura in forma musicale ecc.
Tanto lavoro, dunque, orientato a fare del libro un vero compagno di scuola. Di tutto questo lavorare è rimasta traccia nella memoria dei docenti e sui quaderni (forse) dei bambini.
E’ tipico, del resto, della scuola in generale che i prodotti - qualunque sia il loro livello - vadano dispersi , quasi che la scuola avesse una vocazione paradossale all’ “usa-e-getta”. Nei rari casi in cui la dispersione del lavoro non avviene, il prodotto finale - per veste editoriale e grafica - si presenta sempre povero, modesto, “scolastico” alla fine, cioè ben poco interessante se non per i docenti, i bambini e i genitori.
Ho pensato, allora, di porre due obiettivi forti:
· misurarsi con la didattica della scrittura e le tecniche conseguenti per produrre almeno libri di narrativa per bambini, suddivisi per fasce d’età ;
· produrre testi editorialmente alla pari con la produzione media per l’infanzia.
Si è lavorato ( e si lavora) per scrivere, per raccontare, per dare spazio alla creatività dei bambini sul fronte della narrazione ma anche per inserire la loro comunicazione verbale all’interno di un più ampio progetto di “linguaggio”, che coinvolge grammatiche, tecniche ma anche ( e tanto) l’emotività.
Le insegnanti hanno lavorato ( e lavorano) inserite in una dinamica didattico - educativa che cammina di pari passo con la progressione dei bambini.
La formazione, dunque, si realizza secondo un ritmo parallelo bambini - docenti che consente un’immediata osservazione delle ricadute didattico - educative ( grammatica e lessico compresi) sulla classe e richiama repentini approfondimenti o aggiustamenti.
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