Da due anni scrivo Melevisione www.melevisione.rai.it, trasmissione di RAI TRE per i bambini, in onda tutti i giorni dalle 16,30 alle 17. Melevisione va in onda dal 1999 ed è cominciata grazie alla creatività e all'abilità di scrittura di Mela Cecchi e Bruno Tognolini, a cui si sono uniti Janna Carioli, Martina Forti e Venceslao Cembalo.
Io, dopo aver curato per un paio d'anni "Il giornale del Fantabosco", una pubblicazione destinata all'edicola e aver scritto "Il videogiornale del Fantabosco" (in onda tutti i sabati, su RAI TRE, alle 9, 20 circa), sono entrata a far parte del gruppo degli autori insieme a Lorenza Cingoli e, dallo scorso anno, Lucia Franchitti.
Scriviamo le storie di Melevisione ma...che cos'è la Melevisione? Se volete approfondire un po' l'argomento, potete leggere lo stralcio di un articolo che ho scritto nel 2000 e che è stato pubblicato sulla rivista "LG Argomenti".

Io, dopo aver curato per un paio d'anni "Il giornale del Fantabosco", una pubblicazione destinata all'edicola e aver scritto "Il videogiornale del Fantabosco" (in onda tutti i sabati, su RAI TRE, alle 9, 20 circa), sono entrata a far parte del gruppo degli autori insieme a Lorenza Cingoli e, dallo scorso anno, Lucia Franchitti.
Scriviamo le storie di Melevisione ma...che cos'è la Melevisione? Se volete approfondire un po' l'argomento, potete leggere lo stralcio di un articolo che ho scritto nel 2000 e che è stato pubblicato sulla rivista "LG Argomenti".
LA MELEVISIONE NELLA PANCIA DEI BAMBINI
Le fiabe raccontano sempre di lupi, orchi, streghe ( e loro parenti stretti) che si danno da fare per arraffare e masticare con gusto le tenere carni dei bambini. Tutto succede - quasi sempre - dentro fitti boschi misteriosi e pieni di insidie. Boschi. Foreste. “Ma di boschi non ce ne sono più!”, ha strillato qualcuno anni fa. Voleva dire una cosa vera: il bosco come ambiente di vita è diventato un’idea, un concetto virtuale e ha ben poco da condividere con la realtà sperimentata dai bambini. Vero.
Resta il fatto che il bosco, ciò che vi avviene o vi potrebbe accadere, i suoi abitanti fatati e stregati sono , per i bambini, ben più di un’idea. Sono la cornice dentro la quale si rappresenta la vita, la paura, i sentimenti; dentro la quale si conosce il presente e si ipotizza il futuro; dentro la quale si impara a far progetti e a riconoscere dinamiche e strategie. Le fiabe sono una bella “casa”, al cui interno i bambini fanno muovere se stessi.
Anche la Tv è una “casa” per i bambini. Una bella nicchia in cui il tempo si fa veloce e amico, le paure si stemperano, così i doveri; e tutto è un fluire di immagini, richiami, odori da immaginare, saperi da scoprire. Che poi i cosiddetti saperi non siano ritenuti “buoni” dagli adulti...è un’altra faccenda.
La Tv resta una casa, una bella casa per i bambini. Cosa c’è dentro? Tanto: indistinto, colorato, accattivante, avvincente, divertente. E tanto. Davvero. La Tv, oggi, è per i bambini il luogo dell’immaginario, il “bosco” dentro il quale si muovono.
Il Fantabosco
Da qualche anno, nel bosco televisivo virtuale c’è un bosco vero. Insomma, c’è un bosco finto che sembra vero. Cioè, un bosco vero ma finto...insomma un bosco che si chiama Fantabosco, una casa dentro la casa Tv, una lunga fiaba che si snoda giorno dopo giorno, per 45 minuti giornalieri, divisi tra fiaba e cartoni animati. Come a dire che ci sono 45 minuti di storie ininterrotte che hanno un senso, una sequenza, una logica e una struttura che non schioda, non smuove, non consente deviazioni e variabili, se non quelle inserite nella stessa fiaba televisiva. Il tutto raccontato con canzoni, teatro, giochi e suggerimenti. E’ la MELEVISIONE.
I bambini amano di un amore fluido e ininterrotto la fiaba del Fantabosco e dei suoi abitanti che - diciamocelo - avrebbero fatto la felicità dei Grimm e di Calvino. La Melevisione non concede nulla al “modernariato” televisivo, fatto di giovanilismo, ammiccamenti, WOW e strillettini, gergo da computer e fanatismo per le rockstar. Là dove normalmente c’è velocità, effetti speciali e rumore (nella TV di sempre, insomma), troviamo la calma, la tranquillità, l’ironia e la leggerezza educativa (seppur inesorabile) della fiaba popolare. In Melevisione c’è il mito, la fiaba, le storie, l ’ eleganza del linguaggio, l’invenzione linguistica, l’ironia, l’umorismo, il canto, l’immagine, la fantasia. E la quiete. Sarà per questo che i bambini, nella fascia fino ai 7 anni, amano i personaggi e le storie di Melevisione.
I bambini accendono la Tv e aspettano che Tonio Cartonio e i tanti personaggi del Fantabosco si facciano avanti e gli dicano, tra una canzone e un racconto, cosa succede nel mondo. Siamo nel mezzo della narrazione, nel gorgo seducente dell’affabulazione. In TV? In TV!
La scuola contro la TV
La scuola - da parecchi anni, ormai - sembra seguire quasi naturalmente ( in realtà per precisa scelta educativa) la via...dell’ignoranza. Cioè? Provo a spiegare:
· in presenza di un eccesso di TV (consumata dai bambini con allegra incoscienza e ostinata dipendenza);
· di fronte all’indiscutibile fallimento di “terapie educative anti - televisione”, sperimentate fino agli anni Ottanta e basate sulla convinzione ( sbagliata!) che bastasse affrontare razionalmente e oggettivamente la Tv per rendere consapevoli i bambini della sua negativa (?) - ma i bambini non sono mai stati d’accordo con la tesi iniziale - influenza sulla mente e sulla psiche;
· sull’onda del diffondersi di una sorta di “teoria termodinamica”, per cui per combattere la TV bisogna - almeno nella scuola! - far finta che non ci sia...
la scuola ha smesso di occuparsi in maniera attiva di televisione, ponendosi un po’ come un “profeta” ( guardare la Tv fa male!), un po’ assolvendosi ( la Tv non è materia di scuola!).
E qui c’è - indiscutibile - un errore educativo grossolano, basato sull’omissione. Perché? Perché i bambini crescono con la televisione e dentro la televisione. E se era ingenuo pensare di destrutturare ( un po’ troppo ideologicamente) il “mostro” mediatico chiamato TV, pensare di “dimenticare la TV” significa negare una fetta importante dei “saperi” e delle “modalità comunicative” (piaccia o meno la cosa) dei bambini che , oggi, entrano a scuola.
La Melevisione come un filò
Con questa storia che la TV è trash - pura spazzatura - forse abbiamo dimenticato di guardarla con attenzione. Poi capita che si sentano parlare i bambini e si scopra che esiste un “cuneo” allegro di rapporto tra i bambini e la televisione e che la Melevisione racconta storie ( non bubbole! Storie!) e lo fa secondo modalità che ricordano l’antico “filò” delle nostre aie contadine. Certo, non c’è il falò, né la comunità bella - quella che mescola adulti e bambini - che racconta storie intorno al fuoco. Qui c’è un televisore acceso e dei bambini che lo guardano ma...ci sono anche le storie, degli adulti che le scrivono, altri adulti che le interpretano e nessuno di loro trova “piccolo” , cioè modesto, di basso calibro, il mestiere di farsi narratore di storie per i bambini televisivi di oggi.
Può la scuola far finta di niente? Non può.
Ecco allora provare a spostare ...il punto di vista. Guardiamo la Tv insieme ai bambini. Anzi, guardiamo la MELEVISIONE insieme ai bambini e vediamo se è possibile entrare nel Fantabosco, carpirne i segreti narrativi e restare amici - “caldi” e affettuosi - dei personaggi TV, apprendendo il “mestiere di narrare”.
La Tv nella pancia
I bambini risponderebbero con un’incredula risata all’ipotesi: entriamo nel Fantabosco. Ma come?, dicono. Nel Fantabosco ci stiamo tutti i giorni! Accendi la Tv e basta già per parlare con il folletto e seguire le maldestre imprese di cattiveria-ma-non-troppo- di streghe, orchi e lupi affamati. Detta così, la cosa fila alla grande! Non serve fare ipotesi né cercare strategie. Basta spingere il telecomando.
Gli adulti - si sa - vedono le cose da un’altra prospettiva (non necessariamente “più alta”. Solo diversa.). La Tv, per loro, non è una casa ma una “cosa”, un oggetto che non si governa, che non si controlla e che manda messaggi - un po’ subliminali e un po’ no - privi di qualunque intenzione educativa. Per dirla in breve, gli adulti considerano la Tv un oggetto che comunica “a prescindere” e che se ne infischia di insegnare qualcosa a chicchessia.
La Tv vuole essere guardata. I bambini lo fanno, rispondendo alla fantasmagorica “esibizione televisiva” con l’allegra consapevolezza dei voyuers. Bell’impiccio. Tanto più se ci troviamo di fronte a una Tv che - nel caso della Melevisione - si “esibisce” (come fare altrimenti? ) ma nello stesso tempo dichiara, enuncia e trasmette contenuti educativi. Difficile scegliere da dove cominciare? Neanche un po’. Proviamo a cominciare dai bambini, da quel rapporto tutto “ di pancia” che i piccoletti hanno con la Tv e - soprattutto - con MELEVISIONE. Che vuol dire? Vuol dire che ne parliamo un po’ insieme di questo pezzo di Tv diventato - senza che gli adulti se ne accorgessero - una parte importante della vita quotidiana e dell’immaginario dei bambini (almeno fino ai 7 / 8 anni).
Lo stupore della condivisione
Già parlarne significa stabilire un’alleanza basata sullo stupore e sulla scoperta. Come?, si domandano i bambini. Anche tu - grande e grosso, che vai al cinema e guardi il varietà e che (ammettilo!) non passi il tuo tempo a divorare cartoni animati! - conosci Tonio Cartonio? Che bello!
Immediato viene, nei bambini, un sospetto : ce lo dici perché ci vuoi imbrogliare. Parli di Tonio Cartonio e del Fantabosco ma non ne sai niente. E’ un mondo per renderti simpatico ma...noi non ci caschiamo!
Hanno ragione, i bambini, ad essere sospettosi e cauti. Quante volte i cosiddetti grandi fanno delle gran furbate, enunciano interessi condivisi che non hanno niente di vero oppure - questo succede spesso a scuola! - buttano là una parola, un ’ “esca” per farsi raccontare quello che i bambini sanno o hanno voglia di dire e farci sopra un tema, una lavoro; bene che va un disegno! Ah no! Neppure stavolta ci caschiamo e non ti raccontiamo proprio niente!
L’adulto, allora, qui deve recuperare terreno e presto. Come? Raccontando la verità, semplice semplice: conosco la Melevisione ma mica tanto; so chi è Tonio e che ha un bar nel bosco; so che è amico di Fata Gaia e di un lupo Lucio sempre affamato; so...mica più di tanto, a dir la verità. Perché non mi dite qualcosa di più voi?
Ed ecco l’avvio, dirompente come una cascatella di montagna: faccette allegre, mani alzate che raccontano di personaggi, di storie, di canzoni molto amate e di filastrocche divertenti. E’ un bel parlare, perché lancia un ponte - neanche troppo traballante - tra i bambini, l’insegnante e la Tv ( non necessariamente in questo ordine, ovvio!). C’è uno scambio pieno di calore, di voglia di dire, di...narrare. La lingua, il linguaggio si scioglie, si accavalla, si aggiusta, ballonzola e si rimette in carreggiata. Si costruiscono racconti con i pezzi della Tv, delle canzoni, della lingua parlata del quotidiano, con le immagini e i suoni che la Tv ha dispensato. I bambini raccontano, tanto di più perché hanno di fronte un adulto che li ascolta e che non interrompe il fluire dei discorsi perché ...”c’è qualcosa di più importante e serio da fare”. Cosa c’è di più serio di un bel racconto da condividere, di esperienze, emozioni e risate da riscoprire? Così, piano piano e “per contentezza”, i bambini prendono per mano l’insegnante e lo aiutano a fare i primi passi nel Fantabosco.
La prova del dubbio
Siamo, dunque, sulla soglia della Melevisione ; noi insieme ai bambini. I bambini sono le nostre guide, gli aiutanti che ci faranno entrare nella rete amichevole e colorata degli abitanti del bosco di Tonio Cartonio. Ma, non è mica così semplice! Gli adulti che hanno deciso di imparare la Tv dai bambini, entrando anche loro “con la pancia”, senza troppe razionalizzazioni, non se la possono cavare così facilmente! E’ in agguato un pensiero, un interrogativo, una domanda. Sta accucciata nelle teste e nei cuori dei bambini che si fidano , va bene! , ma...come mai questi qua, i grandi, che hanno passato da un pezzo i dieci anni e che fino a un minuto fa ci hanno tempestato di anatemi contro la Tv ( Ne vedi troppa. Spegni! - La Tv fa male ai bambini! - Non guardi mai qualcosa di intelligente! - e giù con tutto il repertorio!), adesso vogliono entrare con noi nel Fantabosco? Gatta ci cova. Vuoi vedere che c’è l’imbroglio? Vuoi vedere che adesso si mettono a parlare e ci dicono in faccia che il Fantabosco non esiste e Tonio è un’invenzione? Vuoi vedere che ci rovinano tutto? E’ a questo punto che erompe, dalla bocca e “dalla pancia” di qualcuno dei bambini, un attimo prima di accendere la Tv per guardare Melevisione, una domanda forte una cannonata: Ma che...è tutto vero o è tutto finto?
La fanno a noi adulti - consapevoli educatori (?) - la domanda, sperando in una risposta rassicurante tipo : - Vero? Più vero del vero! - ; temendo, al contempo, il disvelamento di una verità triste ai loro occhi : - Vero? Macché! Più finto di un pupazzo finto! - .
E qui...cosa rispondere? Non c’è da mentire, né a noi stessi né ai bambini. La Melevisione, il Fantabosco, Tonio Cartonio e noi. Questi i termini del confronto. E la risposta è già nella Tv, in quella trasmissione dal nome insolito che , più che dire dov’è che stanno i personaggi che animano le sue storie, definisce - senza ombra di dubbio dove stiamo noi, gli umani, tutti quelli - insomma - che non sono folletti, né gnomi, né streghe, né fate, né orchi, né lupi. Noi stiamo a Città Laggiù!
L’impianto narrativo di Melevisione ci consente, in pieno, il gioco della verosimiglianza e la separazione - senza strappi o traumi - tra il mondo quotidiano e quello della fantasia. Nel primo ci stiamo noi, quelli che guardano la Tv e che Tonio chiama “gli abitanti di Città Laggiù”. Nel secondo mondo, quello della fiaba, ci stanno “gli abitanti del Fantabosco”. Semplice. E vero. Vero come può essere vero e concreto il convivere di ragione e fantasia, che non abbandona mai i processi di creatività e che non va mai in pensione, neppure in età matura.
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Le fiabe raccontano sempre di lupi, orchi, streghe ( e loro parenti stretti) che si danno da fare per arraffare e masticare con gusto le tenere carni dei bambini. Tutto succede - quasi sempre - dentro fitti boschi misteriosi e pieni di insidie. Boschi. Foreste. “Ma di boschi non ce ne sono più!”, ha strillato qualcuno anni fa. Voleva dire una cosa vera: il bosco come ambiente di vita è diventato un’idea, un concetto virtuale e ha ben poco da condividere con la realtà sperimentata dai bambini. Vero.
Resta il fatto che il bosco, ciò che vi avviene o vi potrebbe accadere, i suoi abitanti fatati e stregati sono , per i bambini, ben più di un’idea. Sono la cornice dentro la quale si rappresenta la vita, la paura, i sentimenti; dentro la quale si conosce il presente e si ipotizza il futuro; dentro la quale si impara a far progetti e a riconoscere dinamiche e strategie. Le fiabe sono una bella “casa”, al cui interno i bambini fanno muovere se stessi.
Anche la Tv è una “casa” per i bambini. Una bella nicchia in cui il tempo si fa veloce e amico, le paure si stemperano, così i doveri; e tutto è un fluire di immagini, richiami, odori da immaginare, saperi da scoprire. Che poi i cosiddetti saperi non siano ritenuti “buoni” dagli adulti...è un’altra faccenda.
La Tv resta una casa, una bella casa per i bambini. Cosa c’è dentro? Tanto: indistinto, colorato, accattivante, avvincente, divertente. E tanto. Davvero. La Tv, oggi, è per i bambini il luogo dell’immaginario, il “bosco” dentro il quale si muovono.
Il Fantabosco
Da qualche anno, nel bosco televisivo virtuale c’è un bosco vero. Insomma, c’è un bosco finto che sembra vero. Cioè, un bosco vero ma finto...insomma un bosco che si chiama Fantabosco, una casa dentro la casa Tv, una lunga fiaba che si snoda giorno dopo giorno, per 45 minuti giornalieri, divisi tra fiaba e cartoni animati. Come a dire che ci sono 45 minuti di storie ininterrotte che hanno un senso, una sequenza, una logica e una struttura che non schioda, non smuove, non consente deviazioni e variabili, se non quelle inserite nella stessa fiaba televisiva. Il tutto raccontato con canzoni, teatro, giochi e suggerimenti. E’ la MELEVISIONE.
I bambini amano di un amore fluido e ininterrotto la fiaba del Fantabosco e dei suoi abitanti che - diciamocelo - avrebbero fatto la felicità dei Grimm e di Calvino. La Melevisione non concede nulla al “modernariato” televisivo, fatto di giovanilismo, ammiccamenti, WOW e strillettini, gergo da computer e fanatismo per le rockstar. Là dove normalmente c’è velocità, effetti speciali e rumore (nella TV di sempre, insomma), troviamo la calma, la tranquillità, l’ironia e la leggerezza educativa (seppur inesorabile) della fiaba popolare. In Melevisione c’è il mito, la fiaba, le storie, l ’ eleganza del linguaggio, l’invenzione linguistica, l’ironia, l’umorismo, il canto, l’immagine, la fantasia. E la quiete. Sarà per questo che i bambini, nella fascia fino ai 7 anni, amano i personaggi e le storie di Melevisione.
I bambini accendono la Tv e aspettano che Tonio Cartonio e i tanti personaggi del Fantabosco si facciano avanti e gli dicano, tra una canzone e un racconto, cosa succede nel mondo. Siamo nel mezzo della narrazione, nel gorgo seducente dell’affabulazione. In TV? In TV!
La scuola contro la TV
La scuola - da parecchi anni, ormai - sembra seguire quasi naturalmente ( in realtà per precisa scelta educativa) la via...dell’ignoranza. Cioè? Provo a spiegare:
· in presenza di un eccesso di TV (consumata dai bambini con allegra incoscienza e ostinata dipendenza);
· di fronte all’indiscutibile fallimento di “terapie educative anti - televisione”, sperimentate fino agli anni Ottanta e basate sulla convinzione ( sbagliata!) che bastasse affrontare razionalmente e oggettivamente la Tv per rendere consapevoli i bambini della sua negativa (?) - ma i bambini non sono mai stati d’accordo con la tesi iniziale - influenza sulla mente e sulla psiche;
· sull’onda del diffondersi di una sorta di “teoria termodinamica”, per cui per combattere la TV bisogna - almeno nella scuola! - far finta che non ci sia...
la scuola ha smesso di occuparsi in maniera attiva di televisione, ponendosi un po’ come un “profeta” ( guardare la Tv fa male!), un po’ assolvendosi ( la Tv non è materia di scuola!).
E qui c’è - indiscutibile - un errore educativo grossolano, basato sull’omissione. Perché? Perché i bambini crescono con la televisione e dentro la televisione. E se era ingenuo pensare di destrutturare ( un po’ troppo ideologicamente) il “mostro” mediatico chiamato TV, pensare di “dimenticare la TV” significa negare una fetta importante dei “saperi” e delle “modalità comunicative” (piaccia o meno la cosa) dei bambini che , oggi, entrano a scuola.
La Melevisione come un filò
Con questa storia che la TV è trash - pura spazzatura - forse abbiamo dimenticato di guardarla con attenzione. Poi capita che si sentano parlare i bambini e si scopra che esiste un “cuneo” allegro di rapporto tra i bambini e la televisione e che la Melevisione racconta storie ( non bubbole! Storie!) e lo fa secondo modalità che ricordano l’antico “filò” delle nostre aie contadine. Certo, non c’è il falò, né la comunità bella - quella che mescola adulti e bambini - che racconta storie intorno al fuoco. Qui c’è un televisore acceso e dei bambini che lo guardano ma...ci sono anche le storie, degli adulti che le scrivono, altri adulti che le interpretano e nessuno di loro trova “piccolo” , cioè modesto, di basso calibro, il mestiere di farsi narratore di storie per i bambini televisivi di oggi.
Può la scuola far finta di niente? Non può.
Ecco allora provare a spostare ...il punto di vista. Guardiamo la Tv insieme ai bambini. Anzi, guardiamo la MELEVISIONE insieme ai bambini e vediamo se è possibile entrare nel Fantabosco, carpirne i segreti narrativi e restare amici - “caldi” e affettuosi - dei personaggi TV, apprendendo il “mestiere di narrare”.
La Tv nella pancia
I bambini risponderebbero con un’incredula risata all’ipotesi: entriamo nel Fantabosco. Ma come?, dicono. Nel Fantabosco ci stiamo tutti i giorni! Accendi la Tv e basta già per parlare con il folletto e seguire le maldestre imprese di cattiveria-ma-non-troppo- di streghe, orchi e lupi affamati. Detta così, la cosa fila alla grande! Non serve fare ipotesi né cercare strategie. Basta spingere il telecomando.
Gli adulti - si sa - vedono le cose da un’altra prospettiva (non necessariamente “più alta”. Solo diversa.). La Tv, per loro, non è una casa ma una “cosa”, un oggetto che non si governa, che non si controlla e che manda messaggi - un po’ subliminali e un po’ no - privi di qualunque intenzione educativa. Per dirla in breve, gli adulti considerano la Tv un oggetto che comunica “a prescindere” e che se ne infischia di insegnare qualcosa a chicchessia.
La Tv vuole essere guardata. I bambini lo fanno, rispondendo alla fantasmagorica “esibizione televisiva” con l’allegra consapevolezza dei voyuers. Bell’impiccio. Tanto più se ci troviamo di fronte a una Tv che - nel caso della Melevisione - si “esibisce” (come fare altrimenti? ) ma nello stesso tempo dichiara, enuncia e trasmette contenuti educativi. Difficile scegliere da dove cominciare? Neanche un po’. Proviamo a cominciare dai bambini, da quel rapporto tutto “ di pancia” che i piccoletti hanno con la Tv e - soprattutto - con MELEVISIONE. Che vuol dire? Vuol dire che ne parliamo un po’ insieme di questo pezzo di Tv diventato - senza che gli adulti se ne accorgessero - una parte importante della vita quotidiana e dell’immaginario dei bambini (almeno fino ai 7 / 8 anni).
Lo stupore della condivisione
Già parlarne significa stabilire un’alleanza basata sullo stupore e sulla scoperta. Come?, si domandano i bambini. Anche tu - grande e grosso, che vai al cinema e guardi il varietà e che (ammettilo!) non passi il tuo tempo a divorare cartoni animati! - conosci Tonio Cartonio? Che bello!
Immediato viene, nei bambini, un sospetto : ce lo dici perché ci vuoi imbrogliare. Parli di Tonio Cartonio e del Fantabosco ma non ne sai niente. E’ un mondo per renderti simpatico ma...noi non ci caschiamo!
Hanno ragione, i bambini, ad essere sospettosi e cauti. Quante volte i cosiddetti grandi fanno delle gran furbate, enunciano interessi condivisi che non hanno niente di vero oppure - questo succede spesso a scuola! - buttano là una parola, un ’ “esca” per farsi raccontare quello che i bambini sanno o hanno voglia di dire e farci sopra un tema, una lavoro; bene che va un disegno! Ah no! Neppure stavolta ci caschiamo e non ti raccontiamo proprio niente!
L’adulto, allora, qui deve recuperare terreno e presto. Come? Raccontando la verità, semplice semplice: conosco la Melevisione ma mica tanto; so chi è Tonio e che ha un bar nel bosco; so che è amico di Fata Gaia e di un lupo Lucio sempre affamato; so...mica più di tanto, a dir la verità. Perché non mi dite qualcosa di più voi?
Ed ecco l’avvio, dirompente come una cascatella di montagna: faccette allegre, mani alzate che raccontano di personaggi, di storie, di canzoni molto amate e di filastrocche divertenti. E’ un bel parlare, perché lancia un ponte - neanche troppo traballante - tra i bambini, l’insegnante e la Tv ( non necessariamente in questo ordine, ovvio!). C’è uno scambio pieno di calore, di voglia di dire, di...narrare. La lingua, il linguaggio si scioglie, si accavalla, si aggiusta, ballonzola e si rimette in carreggiata. Si costruiscono racconti con i pezzi della Tv, delle canzoni, della lingua parlata del quotidiano, con le immagini e i suoni che la Tv ha dispensato. I bambini raccontano, tanto di più perché hanno di fronte un adulto che li ascolta e che non interrompe il fluire dei discorsi perché ...”c’è qualcosa di più importante e serio da fare”. Cosa c’è di più serio di un bel racconto da condividere, di esperienze, emozioni e risate da riscoprire? Così, piano piano e “per contentezza”, i bambini prendono per mano l’insegnante e lo aiutano a fare i primi passi nel Fantabosco.
La prova del dubbio
Siamo, dunque, sulla soglia della Melevisione ; noi insieme ai bambini. I bambini sono le nostre guide, gli aiutanti che ci faranno entrare nella rete amichevole e colorata degli abitanti del bosco di Tonio Cartonio. Ma, non è mica così semplice! Gli adulti che hanno deciso di imparare la Tv dai bambini, entrando anche loro “con la pancia”, senza troppe razionalizzazioni, non se la possono cavare così facilmente! E’ in agguato un pensiero, un interrogativo, una domanda. Sta accucciata nelle teste e nei cuori dei bambini che si fidano , va bene! , ma...come mai questi qua, i grandi, che hanno passato da un pezzo i dieci anni e che fino a un minuto fa ci hanno tempestato di anatemi contro la Tv ( Ne vedi troppa. Spegni! - La Tv fa male ai bambini! - Non guardi mai qualcosa di intelligente! - e giù con tutto il repertorio!), adesso vogliono entrare con noi nel Fantabosco? Gatta ci cova. Vuoi vedere che c’è l’imbroglio? Vuoi vedere che adesso si mettono a parlare e ci dicono in faccia che il Fantabosco non esiste e Tonio è un’invenzione? Vuoi vedere che ci rovinano tutto? E’ a questo punto che erompe, dalla bocca e “dalla pancia” di qualcuno dei bambini, un attimo prima di accendere la Tv per guardare Melevisione, una domanda forte una cannonata: Ma che...è tutto vero o è tutto finto?
La fanno a noi adulti - consapevoli educatori (?) - la domanda, sperando in una risposta rassicurante tipo : - Vero? Più vero del vero! - ; temendo, al contempo, il disvelamento di una verità triste ai loro occhi : - Vero? Macché! Più finto di un pupazzo finto! - .
E qui...cosa rispondere? Non c’è da mentire, né a noi stessi né ai bambini. La Melevisione, il Fantabosco, Tonio Cartonio e noi. Questi i termini del confronto. E la risposta è già nella Tv, in quella trasmissione dal nome insolito che , più che dire dov’è che stanno i personaggi che animano le sue storie, definisce - senza ombra di dubbio dove stiamo noi, gli umani, tutti quelli - insomma - che non sono folletti, né gnomi, né streghe, né fate, né orchi, né lupi. Noi stiamo a Città Laggiù!
L’impianto narrativo di Melevisione ci consente, in pieno, il gioco della verosimiglianza e la separazione - senza strappi o traumi - tra il mondo quotidiano e quello della fantasia. Nel primo ci stiamo noi, quelli che guardano la Tv e che Tonio chiama “gli abitanti di Città Laggiù”. Nel secondo mondo, quello della fiaba, ci stanno “gli abitanti del Fantabosco”. Semplice. E vero. Vero come può essere vero e concreto il convivere di ragione e fantasia, che non abbandona mai i processi di creatività e che non va mai in pensione, neppure in età matura.
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