Il nuovo libro del progetto di scrittura e narrazione che seguo, è in libreria.
Si chiama Inventori di risate e lo pubblica SINNOS.
La sua particolarità è che si tratta di un libro di racconti - comici - scritti e illustrati dai bambini dell'istituto Comprensivo Parco di Veio di Roma.
Per raccontare - almeno un po' - il tanto lavoro fatto, ho scritto una presentazione, che trovate qui di seguito.
LE RISATE DEI BAMBINI
I bambini ridono volentieri. Sempre. Il più possibile.
Quando gli adulti vedono i bambini ridere sono contenti. Per un po’. Solo un po’, visto che, inevitabilmente, si affrettano a raccomandarsi di ridere piano, di ridere quando è il momento, di ridere compostamente, cioè di smetterla subito di ridere perché – hai visto mai? – si potrebbe superare quel limite massimo (ma chi lo stabilisce?) oltre il quale si rischia la stupidità.
Il latino, a proposito delle risate, funziona da censore inesorabile perché tutti, proprio tutti gli adulti, amano ripetere, nelle occasioni più svariate (e spesso a vanvera) che “il riso abbonda sulla bocca degli stolti”.
Certe volte, la citazione di latinorum suona come un modo indolore per dire a un bambino che è stupido o rischia di diventarlo.
Per il troppo ridere? Per il troppo ridere.
C’è che la risata, quando è schietta, frequente, viva, mette paura.
Perché è presto detto: l’umorismo, l’ironia, la voglia di mettere in caricatura cose, fatti e persone segnala un modo di essere e di pensare che è, per definizione pregiudiziale, trasgressivo, disobbediente, anarchico. Libero.
I bambino amano la libertà. Anche gli adulti.
I bambini la cercano attraverso le risate e l’umorismo.
Gli adulti la cercano ( e non la trovano) attraverso la razionalità e la serietà.
I primi, i bambini, sanno istintivamente dove cercare la libertà del pensare e cioè nella originalità, nell’invenzione, nella surrealtà, nella trasgressione.
I secondi, gli adulti, si mettono a cercare la libertà di pensiero intorno, sopra e sotto le risate ma mai dentro, condizionati e impauriti da quel detto latino – il riso abbonda… - , timorosi di essere scambiati per fessi.
Gli adulti che se ne infischiano del “peso della cultura” classica spesso fanno i comici. Ridono e fanno ridere. Difatti, i bambini li adorano. Insieme, i bambini e i comici, ridono seriamente.
Gli altri adulti ridono per finta.
Quest’anno, a scuola, abbiamo provato a ridere e far ridere seriamente. Scrivendo storie, inventando personaggi, situazioni, modi di dire, linguaggi, in assoluta libertà creativa e prendendo “lezionI” dagli umoristi. Quali?
Bambini e insegnanti hanno letto e “studiato” i classici della risata, da Rabelais e il suo Gargantua fino a Campanile, Woody Allen e al Fantozzi di Villaggio.
Sapevamo, cominciando a scrivere “per far ridere”, che si sarebbero scontrati due modi diversi di intendere l’umoristico e il comico. Da una parte i bambini, naturali umoristi, istintivamente trasgressivi e surreali, dall’altra gli insegnanti, razionalmente orientati a fare delle risate in libertà un oggetto di lavoro, un’occasione di pensiero.
Esiste il pensiero comico? Psicologi ed educatori dicono di sì.
Lo diciamo anche noi che non siamo “pensatori diplomati” ma abbiamo praticato – adulti e bambini insieme – la via della risata, imparando gli uni dagli altri, inventando, provando, scrivendo e riscrivendo.
Questo libro è il risultato di un anno di lavoro e di risate. Ci sono dentro i tanti modi di ridere e altrettanti modi di pensare e immaginare situazioni. C’è – ed è evidente – una convinta ricerca di invenzione linguistica e narrativa da parte dei bambini. Testi più semplici e altri più complessi uniti da un filo comune e cioè la voglia di dare forma al pensiero e di trovare la strada più diretta per dare spazio alla risata, al divertimento.
Per chi legge – con divertimento, speriamo – ci sarà anche l’occasione di vedere rivelato, con semplicità, il mondo comico dei bambini. Come ridono i bambini? Di che cosa? C’è, in questi racconti, un catalogo ricco di occasioni per cominciare a pensarci. Ridendo e sorridendo, s’intende!
Luisa Mattia
Coordinatrice del progetto
Edizioni dei Bambini
Dell’Istituto Comprensivo Parco di Veio di Roma
Roma, giugno 2007 Chiudi
Si chiama Inventori di risate e lo pubblica SINNOS.
La sua particolarità è che si tratta di un libro di racconti - comici - scritti e illustrati dai bambini dell'istituto Comprensivo Parco di Veio di Roma.

Per raccontare - almeno un po' - il tanto lavoro fatto, ho scritto una presentazione, che trovate qui di seguito.
LE RISATE DEI BAMBINI
I bambini ridono volentieri. Sempre. Il più possibile.
Quando gli adulti vedono i bambini ridere sono contenti. Per un po’. Solo un po’, visto che, inevitabilmente, si affrettano a raccomandarsi di ridere piano, di ridere quando è il momento, di ridere compostamente, cioè di smetterla subito di ridere perché – hai visto mai? – si potrebbe superare quel limite massimo (ma chi lo stabilisce?) oltre il quale si rischia la stupidità.
Il latino, a proposito delle risate, funziona da censore inesorabile perché tutti, proprio tutti gli adulti, amano ripetere, nelle occasioni più svariate (e spesso a vanvera) che “il riso abbonda sulla bocca degli stolti”.
Certe volte, la citazione di latinorum suona come un modo indolore per dire a un bambino che è stupido o rischia di diventarlo.
Per il troppo ridere? Per il troppo ridere.
C’è che la risata, quando è schietta, frequente, viva, mette paura.
Perché è presto detto: l’umorismo, l’ironia, la voglia di mettere in caricatura cose, fatti e persone segnala un modo di essere e di pensare che è, per definizione pregiudiziale, trasgressivo, disobbediente, anarchico. Libero.
I bambino amano la libertà. Anche gli adulti.
I bambini la cercano attraverso le risate e l’umorismo.
Gli adulti la cercano ( e non la trovano) attraverso la razionalità e la serietà.
I primi, i bambini, sanno istintivamente dove cercare la libertà del pensare e cioè nella originalità, nell’invenzione, nella surrealtà, nella trasgressione.
I secondi, gli adulti, si mettono a cercare la libertà di pensiero intorno, sopra e sotto le risate ma mai dentro, condizionati e impauriti da quel detto latino – il riso abbonda… - , timorosi di essere scambiati per fessi.
Gli adulti che se ne infischiano del “peso della cultura” classica spesso fanno i comici. Ridono e fanno ridere. Difatti, i bambini li adorano. Insieme, i bambini e i comici, ridono seriamente.
Gli altri adulti ridono per finta.
Quest’anno, a scuola, abbiamo provato a ridere e far ridere seriamente. Scrivendo storie, inventando personaggi, situazioni, modi di dire, linguaggi, in assoluta libertà creativa e prendendo “lezionI” dagli umoristi. Quali?
Bambini e insegnanti hanno letto e “studiato” i classici della risata, da Rabelais e il suo Gargantua fino a Campanile, Woody Allen e al Fantozzi di Villaggio.
Sapevamo, cominciando a scrivere “per far ridere”, che si sarebbero scontrati due modi diversi di intendere l’umoristico e il comico. Da una parte i bambini, naturali umoristi, istintivamente trasgressivi e surreali, dall’altra gli insegnanti, razionalmente orientati a fare delle risate in libertà un oggetto di lavoro, un’occasione di pensiero.
Esiste il pensiero comico? Psicologi ed educatori dicono di sì.
Lo diciamo anche noi che non siamo “pensatori diplomati” ma abbiamo praticato – adulti e bambini insieme – la via della risata, imparando gli uni dagli altri, inventando, provando, scrivendo e riscrivendo.
Questo libro è il risultato di un anno di lavoro e di risate. Ci sono dentro i tanti modi di ridere e altrettanti modi di pensare e immaginare situazioni. C’è – ed è evidente – una convinta ricerca di invenzione linguistica e narrativa da parte dei bambini. Testi più semplici e altri più complessi uniti da un filo comune e cioè la voglia di dare forma al pensiero e di trovare la strada più diretta per dare spazio alla risata, al divertimento.
Per chi legge – con divertimento, speriamo – ci sarà anche l’occasione di vedere rivelato, con semplicità, il mondo comico dei bambini. Come ridono i bambini? Di che cosa? C’è, in questi racconti, un catalogo ricco di occasioni per cominciare a pensarci. Ridendo e sorridendo, s’intende!
Luisa Mattia
Coordinatrice del progetto
Edizioni dei Bambini
Dell’Istituto Comprensivo Parco di Veio di Roma
Roma, giugno 2007 Chiudi