In giugno uscirà, come è oramai consuetudine, il romanzo scritto e illustrato dai bambini dell'Istituto Comprensivo Parco di Veio di Roma (
) . Io coordino il lavoro di questo
che coinvolge circa 450 bambini dalla prima elementare alla scuola media e i loro insegnanti e che si chiama
". Quest'anno abbiamo scritto un romanzo di fantascienza, intitolato
) e di cui pubblico qui l'introduzione.
Quando c’è da partire, si parte. Così abbiamo fatto anche quest’anno, contenti e avventurosi come si addice a chi inventa storie e prova a narrarle per incantare chi ascolta e chi legge.
E un viaggio serio è stato, scrivere un romanzo che avesse in sé l’avventura, il gioco, il piacere dell’invenzione e la severità della struttura narrativa. Perché scrivere è questo. Liberare la fantasia in un incontenibile galoppo e nello stesso tempo imbrigliarla nelle regole di un passo controllato, che non smorzi le emozioni né mortifichi il ritmo della storia.
E’ l’arte del contastorie, dell’inventore di vicende, dell’osservatore delle cose della vita, dell’artista.
E’ un’arte difficile quella che stanno imparando i bambini.
Scrivono. E tanto. Quest’anno hanno scritto immaginando il futuro. Ne è uscita una storia complessa, veloce, sorprendente. E antica.
Ma come può essere che una storia ambientata in un futuro lontano, condita di skate board a energia solare e astronavi – scuola che stazionano nelle galassie possa essere definita “antica”?
Eppure, è vero. Le storie di fantascienza vengono da lontano, hanno il sapore dell’epica dei primi eroi del mondo classico, il ritmo del canto dei poeti, l’invenzione della fanciullezza della letteratura, la sorpresa dell’immaginazione, lo stupore dei racconti mitici, i canoni della fiaba popolare.
Certo, si parla di astronavi e di galassie ma la sostanza resta. Ed è antica.
Antica come solo può essere – profondamente e senza ripensamenti – l’invenzione del futuro.
I bambini lo sanno: scrivere storie sul futuro ha radici nel passato. Hanno attinto alla memoria fresca delle storie ascoltate, viste in tv, lette sui libri e poi hanno fatto conto su se stessi. Sono uscite da loro visioni del mondo futuro che hanno l’aspetto rassicurante dei racconti di fate e richiamano la necessità di misurarsi con il mondo, di ordinarlo, di affrontare situazioni drastiche sapendo distinguere bene tra bene e male, tra rischio e sicurezza, tra amore e ostilità.
I bambini lo sanno: scrivere storie sul futuro è un’impresa cosmica, bisogna costruire un mondo e le sue regole; bisogna ricomporre le armonie spezzate e quelle mai raggiunte. Bisogna darsi da fare.
La storia che state per leggere ha il ritmo incalzante dei film d’azione e la quiete vivace del confronto tra mondi diversi. Dentro c’è una visione del mondo che è profonda e semplice, fatta com’è di valori essenziali e solidi. Su tutti l’amicizia, la solidale complicità che viene a chi ha un obiettivo comune. Ma anche la semplicità della forza della curiosità, il desiderio dell’avventura che non ti fa fermare di fronte agli ostacoli e ti spinge oltre. Comunque.
Ci vuole il coraggio lieve della fantasia per immaginare il mondo e reinventarlo, progettando un futuro in cui l’arcobaleno – come accade in questo libro – sia la sua sostanza e la sua misura.
Ci vuole il coraggio lieve della scrittura che assaggia le parole, le mastica, ne fa pensieri e storie. Magari in volo su un’astronave.
Roma, giugno 2006
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