Collaboro da molto tempo con Giunti Editore e con la rivista La Vita Scolastica.
Recentemente, la redazione mi ha chiesto un articolo sul rapporto tra i bambini e la lin gua scritta, pubblicato sul n.16 del 2006. Si tratta di un breve intervento, che affronta il tema della indissolubilità della scoperta della lettura e della scrittura.

Scrivere. Leggere. Cosa comincia prima?
Se fatta ai bambini, la domanda risulta assolutamente peregrina. Per loro i due termini del binomio sono uniti e vivono un tempo contemporaneo, un presente costante che non conosce tregua. Così come non conosce tregua la loro capacità creativa.
Leggere e scrivere, dunque, sono un matrimonio indissolubile che trova il suo spazio formale a scuola e si siede (metaforicamente) sui libri e sui quaderni dei bambini. Ci mette casa e non si sposta più, neanche se l’assediano gli esercizi di lettura e quelli di grammatica oppure i “segnali di guerra” degli errori sottolineati dalla mano della maestra.
Scrivere. Leggere. Cosa comincia prima?
Prima comincia…il desiderio. Sì, la voglia indiscussa di raccontare e raccontarsi e di passare la porta che dà accesso alla fantasia e ai racconti altrui. Il mondo diventa più grande se qualcuno lo racconta. La narrazione sta nelle gole di chi narra, nelle orecchie di chi ascolta e nelle parole di chi scrive le storie. Eccoli i maghi del narrare, i bambini, coloro che trasformano le parole nel vento in una traccia su un foglio e ne fanno un racconto.
Scrittori nati sono i bambini. Cominciano a segnare le tracce del loro mondo, i solchi dei suoni che pronunciano, le linee delle parole in sequenza scarabocchiando ghirigori che poi, senza esitazioni, “leggono”, arricchiscono di sonorità, di atmosfere. Scrivono quello che sanno affabulare secondo un codice che vale in assoluto, perché è il loro ed è indiscutibilmente unico.
Poi viene l’incontro con storie di altri bambini e lì si scopre che, per condividere il mondo delle parole, c’è bisogno di un alfabeto conosciuto da tutti, in modo che quel che scrive l’uno anche l’altro lo possa leggere e comprendere. Di qui la voglia incontrastata di impossessarsi dell’alfabeto e delle pagine dei libri. Si entra, a questo punto, nella lettura ma la scrittura gli sta accanto e non molla la posizione, perché è con la matita e il foglio di carta che l’alfabeto si piega alle nostre emozioni, agli stupori della conoscenza, alle euforie delle scoperte.
Il libro si apre. E si spalanca, si schiude come fosse una sipario sollevato sul mondo degli altri, su una platea popolata di parole, suoni, idee e storie. Su questo metaforico palco c’è il lettore-scrittore, un bambino che, di fronte a tante opportunità, diventa goloso di lettura e di narrazioni, di immagini, di suoni, di giochi di parole.
A scuola ci sono i libri della biblioteca e quelli che, per definizione, sono “di scuola” più di altri, perché costruiti per insegnare, per far imparare. E’ su questi volumi, in eterna concorrenza con i libri di narrativa e di divulgazione, vale la pena fermarsi e scoprire cosa ci possono trovare i bambini che vogliono leggere e scrivere.
Per cominciare, ci trovano… la prevedibilità che, in questo caso, non è un disvalore ma il suo contrario. Un bambino che legge ha bisogno di novità, di stupori e di consuetudine. Bella commistione che, se equilibrata, diventa irresistibile e interessantissima. I bambini che imparano a leggere prendono dalle pagine del libro di scuola il conforto dell’abitudine, affrontando testi semplici, abbordabili, “digeribili” come la merenda del mattino, ma non insipidi. E’ questo che conta.
Per continuare, sulle pagine dei “libri di scuola” i bambini ci trovano …l’inatteso. Sono testi brevi che saettano sulle pagine e svelano come lo scrivere – quello stesso scrivere che si fa leggere con calma, senza creare problemi – possa diventare un lampo di luce, un brillare di trovate linguistiche, di eventi, di invenzioni. I bambini leggono il “nuovo”, storie raccontate con insoliti punti di vista, con parole nuove, con frasi costruite in modo inatteso e dopo, inevitabilmente, provano a scriverlo scoprendo che non è così facile ma…ce la possono fare, possono a loro volta inventare!
Per proseguire, sulle pagine dei “libri di scuola” i bambini ci trovano…la ripetitività. E anche questo è un valore di non poco conto. Funziona come una tana, come una pausa dopo la fatica allegra di esplorare l’inatteso, una sosta che serve a ricaricare interessi e creatività. Quando si legge un testo scritto che ripropone temi e dinamiche già conosciuti, parole mille volte lette e rilette, un po’ viene voglia di dire “basta” ma subito dopo sale prepotente un imprevisto divertimento e i bambini cercano sul libro le pagine che – furbe! – vorrebbero prenderli in castagna, tendergli il trabocchetto di sembrare qualcosa di nuovo mantenendo, invece, strutture e parole già conosciute. E’ un po’ come una caccia la tesoro: si sa che si troverà uno scrigno con dentro qualcosa di conosciuto ma non si sa dove.
Per finire…No, non si finisce, perché sul “libro di scuola”, un po’ noioso, un po’ imprevisto, un po’ conosciuto, ci si può imbattere in un’altra opportunità. Bella. Succede quando un bambino o un gruppo di bambini hanno in mente un’idea, un abbozzo di storia e provano a scriverla. La rileggono. Un’altra idea si aggiunge e impone altre righe, altri toni, altre modalità di narrazione. Dell’ “altro” che, spesso, i bambini non sanno come governare: le parole risultano inadeguate alle ambizioni narrative, il ritmo del racconto si fa opaco e non somiglia per niente all’allegria dell’invenzione. Che fare? Se i bambini sfogliano il “libro di scuola” è probabile che trovino qualcosa che gli serve e cioè un “ testo - modello”.
Già, non per finire ma per ricominciare, c’è bisogno di poter attingere a più modelli di scrittura. Sono i “testi – modello” che non lasciano indifferenti e che il bambino che vuol scrivere riconosce immediatamente. Legge. “Ecco”, dice, “è così che voglio scrivere questo pezzo della mia storia!”.
Scrivere. Leggere. Cosa comincia prima?
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Se fatta ai bambini, la domanda risulta assolutamente peregrina. Per loro i due termini del binomio sono uniti e vivono un tempo contemporaneo, un presente costante che non conosce tregua. Così come non conosce tregua la loro capacità creativa.
Leggere e scrivere, dunque, sono un matrimonio indissolubile che trova il suo spazio formale a scuola e si siede (metaforicamente) sui libri e sui quaderni dei bambini. Ci mette casa e non si sposta più, neanche se l’assediano gli esercizi di lettura e quelli di grammatica oppure i “segnali di guerra” degli errori sottolineati dalla mano della maestra.
Scrivere. Leggere. Cosa comincia prima?
Prima comincia…il desiderio. Sì, la voglia indiscussa di raccontare e raccontarsi e di passare la porta che dà accesso alla fantasia e ai racconti altrui. Il mondo diventa più grande se qualcuno lo racconta. La narrazione sta nelle gole di chi narra, nelle orecchie di chi ascolta e nelle parole di chi scrive le storie. Eccoli i maghi del narrare, i bambini, coloro che trasformano le parole nel vento in una traccia su un foglio e ne fanno un racconto.
Scrittori nati sono i bambini. Cominciano a segnare le tracce del loro mondo, i solchi dei suoni che pronunciano, le linee delle parole in sequenza scarabocchiando ghirigori che poi, senza esitazioni, “leggono”, arricchiscono di sonorità, di atmosfere. Scrivono quello che sanno affabulare secondo un codice che vale in assoluto, perché è il loro ed è indiscutibilmente unico.
Poi viene l’incontro con storie di altri bambini e lì si scopre che, per condividere il mondo delle parole, c’è bisogno di un alfabeto conosciuto da tutti, in modo che quel che scrive l’uno anche l’altro lo possa leggere e comprendere. Di qui la voglia incontrastata di impossessarsi dell’alfabeto e delle pagine dei libri. Si entra, a questo punto, nella lettura ma la scrittura gli sta accanto e non molla la posizione, perché è con la matita e il foglio di carta che l’alfabeto si piega alle nostre emozioni, agli stupori della conoscenza, alle euforie delle scoperte.
Il libro si apre. E si spalanca, si schiude come fosse una sipario sollevato sul mondo degli altri, su una platea popolata di parole, suoni, idee e storie. Su questo metaforico palco c’è il lettore-scrittore, un bambino che, di fronte a tante opportunità, diventa goloso di lettura e di narrazioni, di immagini, di suoni, di giochi di parole.
A scuola ci sono i libri della biblioteca e quelli che, per definizione, sono “di scuola” più di altri, perché costruiti per insegnare, per far imparare. E’ su questi volumi, in eterna concorrenza con i libri di narrativa e di divulgazione, vale la pena fermarsi e scoprire cosa ci possono trovare i bambini che vogliono leggere e scrivere.
Per cominciare, ci trovano… la prevedibilità che, in questo caso, non è un disvalore ma il suo contrario. Un bambino che legge ha bisogno di novità, di stupori e di consuetudine. Bella commistione che, se equilibrata, diventa irresistibile e interessantissima. I bambini che imparano a leggere prendono dalle pagine del libro di scuola il conforto dell’abitudine, affrontando testi semplici, abbordabili, “digeribili” come la merenda del mattino, ma non insipidi. E’ questo che conta.
Per continuare, sulle pagine dei “libri di scuola” i bambini ci trovano …l’inatteso. Sono testi brevi che saettano sulle pagine e svelano come lo scrivere – quello stesso scrivere che si fa leggere con calma, senza creare problemi – possa diventare un lampo di luce, un brillare di trovate linguistiche, di eventi, di invenzioni. I bambini leggono il “nuovo”, storie raccontate con insoliti punti di vista, con parole nuove, con frasi costruite in modo inatteso e dopo, inevitabilmente, provano a scriverlo scoprendo che non è così facile ma…ce la possono fare, possono a loro volta inventare!
Per proseguire, sulle pagine dei “libri di scuola” i bambini ci trovano…la ripetitività. E anche questo è un valore di non poco conto. Funziona come una tana, come una pausa dopo la fatica allegra di esplorare l’inatteso, una sosta che serve a ricaricare interessi e creatività. Quando si legge un testo scritto che ripropone temi e dinamiche già conosciuti, parole mille volte lette e rilette, un po’ viene voglia di dire “basta” ma subito dopo sale prepotente un imprevisto divertimento e i bambini cercano sul libro le pagine che – furbe! – vorrebbero prenderli in castagna, tendergli il trabocchetto di sembrare qualcosa di nuovo mantenendo, invece, strutture e parole già conosciute. E’ un po’ come una caccia la tesoro: si sa che si troverà uno scrigno con dentro qualcosa di conosciuto ma non si sa dove.
Per finire…No, non si finisce, perché sul “libro di scuola”, un po’ noioso, un po’ imprevisto, un po’ conosciuto, ci si può imbattere in un’altra opportunità. Bella. Succede quando un bambino o un gruppo di bambini hanno in mente un’idea, un abbozzo di storia e provano a scriverla. La rileggono. Un’altra idea si aggiunge e impone altre righe, altri toni, altre modalità di narrazione. Dell’ “altro” che, spesso, i bambini non sanno come governare: le parole risultano inadeguate alle ambizioni narrative, il ritmo del racconto si fa opaco e non somiglia per niente all’allegria dell’invenzione. Che fare? Se i bambini sfogliano il “libro di scuola” è probabile che trovino qualcosa che gli serve e cioè un “ testo - modello”.
Già, non per finire ma per ricominciare, c’è bisogno di poter attingere a più modelli di scrittura. Sono i “testi – modello” che non lasciano indifferenti e che il bambino che vuol scrivere riconosce immediatamente. Legge. “Ecco”, dice, “è così che voglio scrivere questo pezzo della mia storia!”.
Scrivere. Leggere. Cosa comincia prima?
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