Da piccola mi incantava seguire il cammino elegante degli acrobati sul filo. Le donne, al circo, prendevano l'ombrellino e si lasciavano dondolare sulla corda tesa, come se la forza di gravità non le riguardasse. Gli uomini impugnavano i loro bastoni orizzontali e, su quello stesso filo, passeggiavano, correvano, facevano capriole. Lievi. Sorridenti. Incantevoli e romantici. Una vita sul filo, energica ed elegante, seducente e rischiosa. Il meglio per alimentare la fascinazione. Per essere invidiati.
Io li invidiavo, i funamboli. Ne ero sedotta e mi cresceva dentro una tale euforia che, avessi potuto, mi sarei messa alle costole dei carri del circo. E via!
Più semplicemente, tornavo a casa, smontavo la scopa e mi impossessavo del bastone di legno. Poi, localizzavo la linea dritta delle mattonelle in corridoio e lì...facevo i miei voli sul filo. Giocavo...con i piedi per terra, sì, ma non faceva poi tanta differenza. Allora.
Oggi ne fa, invece. Intatta l'ammirazione per gli artisti della fune, resta il divertimento ma non ho alcuna voglia di emulazione!
Ieri, a Roma, ho conosciuto il funambolo cinese Adili Wuxier.
Adili ha 36 anni e il fisico di un contadino. Piccolo, morbido, gli occhi attenti. In Cina è una celebrità, un mito. Attraversa fiumi, abissi, laghi. Sempre sul filo teso. Ci gioca sopra, fa finta di cadere, poi si riprende, corre, capriola, si siede...Vive sul filo. Vive per aria.
La prossima estate attraverserà lo stretto di Messina su una fune. Un giovane regista italiano, Domenico Distilo, sta preparando un film su questa "impresa" ma anche sullo stretto di Messina, sulle "due terre" che lo creano.
Per uno strano "corto circuito", l'azzardo del funambolo Adili mi ha fatto tornare alla mente la storia (bellissima) di
Cola Pesce. Non c'entra niente con i funamboli ma molto con lo stretto e con Messina. E molto con la narrazione popolare. Anche Cola Pesce ha passato una vita sul filo ma...a modo suo. La sua storia è una bella metafora dell'avventura, del potere, del rapporto con il mistero...