Un giro di giostra per i bambini a "pane e acqua"
A Montecchio Maggiore (Vicenza), i bambini che non hanno pagato la quota-mensa, sono stati messi a “pane acqua”: nei piatti degli “insolventi” un panino agli altri un pranzo completo. Chissà cosa sarà successo in quella mensa. Io immagino (e spero) che le cose siano andate così:

C’è una scuola che è bella perché è piena di bambini e di bambine. Alti, bassi, grassi, magri, con il ciuffo, con i capelli corti. Ai piedi portano le scarpe con le lucine e quelle senza, calzini a strisce oppure bianchi. Nelle mani hanno sempre un giocattolino, così se incontri un amico gli puoi chiedere “Giochi con me?” e quello ti dice “Sì”.
E’ una scuola, questa che ho in mente, in cui i bambini e le bambine scoprono dove va l’ombra quando il sole si sposta, che le pozze d’acqua dopo la pioggia possono fare uno specchio, così tutti – ma proprio tutti – ci si possono affacciare, guardarsi, fare le smorfie e ridere insieme.
E’ una scuola che è bella perché la scuola la fanno i bambini.
Si chiamano, i bambini, quando è ora di mangiare. E vanno. Ci sono sedie, tavoli, piatti e posate, come fosse una casa. E’ bello sedersi vicini, annusare gli odori della cucina. E aspettare il cibo che…ecco…arriva!
Scende nel piatto la pasta alla zucca, morbida e dolce: un piatto, due, tre, quattro…
Oh, ma che succede! Lì, proprio lì accanto, nel piatto del bambino, compare…un panino! E poi un altro. E un altro. Ne contano otto, i bambine e le bambine, perché a contare sono capaci.
Il tavolo dei bambini è una specie di girasole. I petali fitti di color della zucca e quelli rari del colore del grano.
Che strano!
“Facciamo, bambini, un bel giro di giostra!”, dice la maestra.
“Una giostra?”.
“Ma sì: una giostra, un giretto tra un color della zucca e un colore del grano. Un poco di pasta, un poco di pane in ognuno dei piatti. Facciamo una festa, qui a tavola, insieme”.
E li vedi, i bambini, a mettere insieme i colori, le forme e i sorrisi.
“Guarda, ho nel piatto un pezzetto del tuo pane. E tu nel tuo piatto, un po’ della mia pasta. Facciamo che dopo, quando arriva la carne, il pane e la carne li facciamo fratelli?”.
“ E come?”.
“Come abbiamo già fatto”, risponde un bambino. “Un pezzetto di pane, un pezzetto di carne. Nei piatti facciamo un trenino!”.
E così, in quella scuola, che è bella perché la scuola la fanno i bambini, il cibo diventa un abbraccio
Editoriale pubblicato su
IL SALVAGENTE, da oggi in edicola