Gira in libreria e adesso arriva anche al cinema un racconto che si chiama
. Ho letto il libro. Ci ho messo un po'. Perché è una storia faticosa. E', anzi, una non-storia. Ma non è faticosa per lo stile, volutamente sciatto, "parlato", ripetuto, che restituisce con forza un ambiente linguistico debole. E' una storia faticosa in sé, visto che narra di un fallimento educativo, di un incontro perduto, di una sfida educativa persa.
Mi rendo conto che il mio discorso potrà risultare confuso ma è che ... confusa è la classe, confuso il professore, confusa la linea di lavoro di questo incontro forzato - la scuola, in sé - tra un adulto senza strumenti educativi e un gruppo eterogeneo di ragazzi che di scuola sanno poco e di comunicazione educativa ancora meno.
Il loro professore è, in questo, analfabeta quanto i ragazzi stessi.
Così come lo sono i suoi colleghi: distratti, aggrappati a una strumentazione educativa primitiva, fatta di note e ramanzine del preside, espulsioni, compiti di punizione...
Pure i ragazzi non scherzano: strafottenti, superficiali, provocatori, spavaldi...C'è, in questo libro (e immagino anche nel film, che non ho ancora visto) la forza dirompente dell'incapacità della nostra società (non solo quella francese) ad essere civile ed educativa.
C'è - e colpisce come una mazzata - l'assenza del linguaggio come strumento di comunicazione e di pensiero. Le parole e i concetti arrancano nella mente dei ragazzi ma non sono meno opache e smorte se dette dal professore...Perchè il professore in questione -
tutor di alcuni dei ragazzi, pensa un po' - naviga a vista, non sa dove andare, usa l'insulto come strumento repressivo, affronta le difficoltà liberandosene fisicamente, cioè cacciando fuori i ragazzi, proponendone l'espulsione...Insomma, vale la pena leggerlo questo libro e pensarci un po' su.