C'era -ieri, su LA REPUBBLICA, a pag. 35 - un bell'articolo di Pico Floridi sull'eterno ritorno delle lettere di carta.
Bello l'articolo e bello il tema. E' vero che io sono poco obiettiva, visto che amo incondizionatamente le lettere e, in modo speciale, la lettura degli epistolari.
Recentemente, ho letto
LA GRAFOMANE , un libro che forse non è riuscito pienamente ma che genera un'indubbia fascinazione su chi legge e, soprattutto, esplora la dimensione - ancora così poco chiarita - del rapporto tra comunicazione epistolare e la narrazione.
Le parole scritte in una lettera generano storie nelle storie, scatenano emozioni e un po' le inventano, raccontano i pensieri e il più delle volte li fanno nascere.
In una lettera, s'affacciano parole e suoni che chi scrive non sapeva di possedere...
Amo leggere lettere e scriverne.
Mi prendo il lusso di scegliere la carta, la busta e la penna che userò.
Soprattutto, mi prendo il diritto di scegliermi gli interlocutori e di personalizzare, dunque, anche il foglio che li raggiungerà...
Non disprezzo le mail, anzi ne faccio largo uso.
Molte sono brevi, finalizzate a una comunicazione immediata.
Altre - tante - sono lettere di affetto e di pensiero, pensate e scritte senza fretta, amate in ogni parola, scritte perchè l'altro sappia di te quel che vai tu stessa scoprendo.
Oppure, perché sappia che vuoi e puoi consolare. O annodare fili di allegria come i panni stesi al sole ad asciugare...