La mia città, Roma, non finisce mai. E non è solo questione di estensione chilometrica. Anzi. Più resti "dentro le mura" e più scovi una città che non conosci ancora, che è rimasta antica eppure è cambiata sotto i tuoi occhi, piano, senza strappi, lasciando qua e là che le nicchie del passato restassero in piedi per dare sapore al presente. E non parlo di ruderi nè di chiese secentesche nè di monumenti rinascimentali. Oggi parlo di una...latteria.
In Vicolo del gallo, tra Piazza Farnese e Campo de'Fiori, la latteria Consalvi c'è da sempre (in realtà dall'immediato dopoguerrra). Per chi sta a Roma, basta dire
la latteria verso Campo de' Fiori e ci si intende.
Dice la signora Anna, una della famiglia che gestisce il localetto, che "basta che scrivi latteria Vicolo del Gallo su una cartolina e arriva, sta' sicuro che arriva. Qua se va avanti benino, è perché ce siete voi".
Voi siamo noi, cioè quelli che, nel corso di questi anni, hanno continuano a entrare in latteria per scaldarsi con una bella ciotola di caffellatte fumante e magari una tortina di ricotta che male non fa.
Io ci andavo già negli anni Settanta.
Finivano le manifestazioni politiche a Piazza Farnese oppure a Campo de' Fiori e dopo s'andava in latteria a scaldarsi, a chiacchierare.
Tavoli con il piano di marmo, sedie di legno da osteria e un mucchio di poster alle pareti. Ingialliti, stracciati qua e là. Farebbero la felicità dei collezionisti.
"Me li chiedono pure ma io nun glieli do".
Fa bene. Il passato recente che si fa vecchio tra l'odore del latte e della cioccolata calda fa un bell'effetto, non sbiadisce e riprende vita.