Mi capitano cose belle, sull'onda dei libri che scrivo.
, storia di Celestina, vitale bambina siciliana alle prese con la guerra, mi ha portato a conoscere la storia di
.
Si fa presto a raccontare di un
regazzino - Righetto, appunto - che non aveva madre né padre e che viveva per le strade di Roma, accompagnato dal suo cagnolino
Sgrullarella, randagio come lui. E' il 1849. La Repubblica Romana di Mazzini e Garibaldi è attaccata dalle truppe francesi che sparano e lanciano bombe. Righetto, impetuoso e spavaldo, è il capo di una piccola banda di bambini che si prendono l'incarico di spegnere le micce delle bombe. Lo fanno con l'incoscienza e il senso di gioco che sempre accompagna i bambini, allora come oggi.
Ma la guerra è guerra e gioca sporco. Uccide.
Uccide prima Sgrullarella e dopo lo stesso Righetto, che salta in aria insieme ad altri due
regazzini romani. E' la fine di giugno del 1849. Il 3 luglio le truppe francesi si riprendono Roma, in nome del Papa Re.
Questa la storia di Righetto. E' accaduta 158 anni fa e sembra storia di oggi.
Cambiate nome a questo bambino, al suo cane e potremo riconoscere in questa vicenda la cronaca di tanti bambini di strada e di tanti ragazzi che combattono la guerra pensandosi invulnerabili ed eterni.
Stamattina, l'associazione "Amici di Righetto" mi ha consegnato un premio intitolato al
regazzino , per aver scritto il libro "I jeans di Garibaldi". C'era la fanfara dei bersaglieri, c'erano tanti ragazzi. C'era, in me, la gioia di vederli vivi, vivaci, pieni di futuro negli occhi. C'erano molti pensieri sulla responsabilità degli adulti e sulle tante volte che i bambini si dimostrano più adulti di noi.