Ritrovo una intervista apparsa su Vanity Fair di un paio di settimane fa. A parlare è un ragazzo di 19 anni. Si chiama Mohamed Hamed. E' il fratello di Karim, 10 anni, colpito alla testa da un proiettile di pistola, sparato per "festeggiare" il Capodanno. Dice cose serie, terribilmente vere, nette e inesorabili, inattaccabili e severe.
Dice che non vuole integrarsi in un contesto in cui parlare italiano è oggetto di emarginazione (
Come fai ad andare a scuola in un posto dove i compagni ti sfottono eprché parli italiano e non in napoletano con i professori?).
Dice che l'ignoranza non è una calamità naturale da cui non ci si può difendere e che è, piuttosto
una scelta. L'ignoranza è anche una colpa. E va punita..
Nell'invocare la punizione per l'ignoranza, Mohamed intende, probabilmente, che va colpito chi l'ignoranza l'alimenta, chi lavora perché le scuole non funzionino, perchè il pensiero e il confronto con siano una pratica quotidiana, perché i cittadini non siano consapevoli di diritti e doveri nè si assumano la corresponsabilità della vita civile. Intende anche che un ignorante, inclto, analfabeta di emozioni e di regole, non è per questo innocente, che ogni sua azione va, dunque, sanzionata, se arreca danno.
E qualche ignroante che abitava vicino a casa sua il danno l'ha fatto e come! Karim è in coma, è inoperabile, non è morto ma non è più vivo...
Dice, Mohamed, che non vuole vivere in un paese, in un luogo in cui il pensiero è considerato qualcosa di davvero insolito.
- La maestra diceva a mia madre:"Signora, suo figlio è sempre un po' triste perché pensa" - .
Lui, Mohamed, non ha rinunciato a pensare. Piuttosto ha rinunciato alla scuola.
E adesso, aspettando che suo fratello Karim si risvegli, pensa di andar via.
"In un posto freddo. Ho bisogno di freddo: aria fredda, gente fredda, pochi sentimenti ed efficienza scandinava. Dove le cose, una volta avviate, vanno per una loro strada, sicura, lineare".
Pochi sentimenti, dice Mohamed. E vuol dire basta alla retorica del cuore, delle palpitanzioni, del calore umano, del "volemose bene" che tutto appanna, appiattisce, confonde nei fumi della retorica e copre omertà, anomalie, crimini, misfatti, moralismi di superficie, parole vuote cariche di perbenismo e di irresponsabilità.
Ipocrite e colpevoli.
Pochi sentimenti, sì. E quei pochi vissuti con intensità e discrezione, senza rumore. Non serve un paese freddo per riuscirci.