Parole strapazzate
Bossi spara le sue...battute. Le chiamano così: battute. Un paio di giorni fa ha tradotto alla sua maniera la sigla SPQR. Un po' di tempo fa se ne uscì dicendo che aveva fucili (una milionata) che avrebbe tirato fuori e messo in mano al suo "popolo" se non si fosse fatto il federalismo che piace alla Lega. Più recentemente, ha detto che avrebbe portato due milioni dei "suoi"(Almeno un milione di loro con i fucili imbracciati, viste le dichiarazioni precendenti. Gli altri, forse, sarebbero arrivati armati di clave) a Roma.
Sulla sua scia, quella del Bossi, i vari Borghezio e sindaci di Adro, usano un linguaggio violento e scurrile, oltre che ricattatorio. E intorno? Gli altri politici - di qualunque parte siano - sorridono, definiscono guasconate e spacconate le dichiarazioni dei leghisti. Così anche i giornalisti che - spesso - affermano :Si sa com'è Bossi. Appunto.
La lingua di Bossi è una lingua che somiglia alla sua politica e che tratteggia - perché le parole hanno forza, senso e definiscono pensiero - una strategia, una formazione, un progetto.
Non sento, per contro, un vigore verbale altrettanto convinto del proprio pensiero.
Più che il "sono porci questi romani", pronunciato di fronte a un pubblico amico e un presentatore che ridacchia ebete, a me sembra pericoloso che politica e cultura se ne stiano da parte, sminuendo e defindendo le parole leghiste come guasconate, roba a cui non attribuire senso né forza e che invece sotto il nostro naso, la forza la prendono e intontiscono.
Ci vuole poco a considerare "normale" un comportamento e un linguaggio.
Ci vuole ancora meno a farci l'abitudine e a considerare normale l'aggressività e la prepotenza.
Ci vuole un niente ad abituarsi a ragionamenti grevi e primitivi.
Ci vuole un attimo per metterli in pratica.