Quand'ero piccola, i regali li portava la Befana. E punto.
A Natale qualcosa si rimediava ma era solo un accenno, una specie di formale promessa che il bengodi sarebbe arrivato. Il 6 gennaio, s'intende.
Così, le vacanze di Natale erano una lunga e stupenda attesa.
A Natale qualcosa si rimediava ma era solo un accenno, una specie di formale promessa che il bengodi sarebbe arrivato. Il 6 gennaio, s'intende.
Così, le vacanze di Natale erano una lunga e stupenda attesa.

Aspettavo.
La sera del 5 gennaio, papà e mamma uscivano. Li immaginavo che, nella notte fredda, illuminata dai lampioni della piazza, si mettevano a scrutare il cielo per acchiappare al volo la Befana e condurla dritta dritta a casa nostra. Ché il camino non ce l'avevamo e, dunque, doveva entrare da qualche altra parte, no? Dalla porta, pensavo io.
Papà e mamma le avrebbero dato una mano per le scale e, chiavi alla mano, l'avrebbero fatta entrare.
Io potevo - eccezionalmente - stare nel lettone dei miei. Mia sorella grande accanto a me. Nonno dormiva di là.
Io,zitta. Buona. A occhi chiusi.
Perché, m'aveva spiegato mia zia, la Befana non si poteva mica guardare!
Quelle di Piazza Navona, sì, dato che non erano proprio Befane ma una specie di segretarie, di assistenti. Di lei, della Befana. Quella vera. E unica. Che di fatica ne faceva tanta e non era proprio di buonumore a girare di casa in casa, nel freddo, a cavallo di una scopa, con il sacco in spalla!
Non sopportava, mi aveva detto, che gli occhi indiscreti dei bambini la guardassero e la vedessero per quel che era: vecchia, rugosa e senza sorriso! Se succedeva, si riprendeva i regali e...bonanotte!
Io non sopportavo di stare al buio, sotto le coperte. E zitta. E ferma.
Ogni rumore mi ridestava l'attenzione. Ogni respiro. Ogni soffio.
Emergevo dalle coperte, lasciando che il freddo della notte mi leccasse la fronte come un gatto.
Poi di nuovo giù!
Aspettavo.
Fu così , grazie a questo emozionante nascondersi altalenante sotto le coperte che, una notte di tanti anni fa, io vidi la Befana.
Un soffio. Un rumore. Il bagliore di una lanterna che saettò attraverso la porta a vetri della stanza da letto dei miei.
Io...Giù, sotto le coperte, il cuore in tumulto, i brividi addosso!
Guardo. Non guardo. Guardo. Non guardo.
GUARDO!
La vidi. Cioè, ne vidi l'ombra tremolante. Ne esplorai le forme incerte, ripetendo a me stessa che no, non dovevo proprio guardare. Lo sapevo quello che sarebbe successo, no? Niente regali!
Pure, guardai e guardai, finché la luce tremolante della lanterna sparì e tornò il buio.
Restò il battito del mio cuore e due pensieri fissi: a) ho visto la Befana!; b) non avrò i regali!
Passai il resto della notte a domandarmi: ma guardare l'ombra della Befana vale quanto vederla proprio bene?
Mi rispondevo una volta di sì e una volta di no.
Così, fino all'alba.
Scesi giù dal letto e corsi in cucina, dove la Befana, tutti gli anni, precisa e attenta, sistemava i regali sul tavolo.
M'aspettavo il peggio. Trovai il meglio.
I regali c'erano.
M'è andata bene!
E a voi?
La sera del 5 gennaio, papà e mamma uscivano. Li immaginavo che, nella notte fredda, illuminata dai lampioni della piazza, si mettevano a scrutare il cielo per acchiappare al volo la Befana e condurla dritta dritta a casa nostra. Ché il camino non ce l'avevamo e, dunque, doveva entrare da qualche altra parte, no? Dalla porta, pensavo io.
Papà e mamma le avrebbero dato una mano per le scale e, chiavi alla mano, l'avrebbero fatta entrare.
Io potevo - eccezionalmente - stare nel lettone dei miei. Mia sorella grande accanto a me. Nonno dormiva di là.
Io,zitta. Buona. A occhi chiusi.
Perché, m'aveva spiegato mia zia, la Befana non si poteva mica guardare!
Quelle di Piazza Navona, sì, dato che non erano proprio Befane ma una specie di segretarie, di assistenti. Di lei, della Befana. Quella vera. E unica. Che di fatica ne faceva tanta e non era proprio di buonumore a girare di casa in casa, nel freddo, a cavallo di una scopa, con il sacco in spalla!
Non sopportava, mi aveva detto, che gli occhi indiscreti dei bambini la guardassero e la vedessero per quel che era: vecchia, rugosa e senza sorriso! Se succedeva, si riprendeva i regali e...bonanotte!
Io non sopportavo di stare al buio, sotto le coperte. E zitta. E ferma.
Ogni rumore mi ridestava l'attenzione. Ogni respiro. Ogni soffio.
Emergevo dalle coperte, lasciando che il freddo della notte mi leccasse la fronte come un gatto.
Poi di nuovo giù!
Aspettavo.
Fu così , grazie a questo emozionante nascondersi altalenante sotto le coperte che, una notte di tanti anni fa, io vidi la Befana.
Un soffio. Un rumore. Il bagliore di una lanterna che saettò attraverso la porta a vetri della stanza da letto dei miei.
Io...Giù, sotto le coperte, il cuore in tumulto, i brividi addosso!
Guardo. Non guardo. Guardo. Non guardo.
GUARDO!
La vidi. Cioè, ne vidi l'ombra tremolante. Ne esplorai le forme incerte, ripetendo a me stessa che no, non dovevo proprio guardare. Lo sapevo quello che sarebbe successo, no? Niente regali!
Pure, guardai e guardai, finché la luce tremolante della lanterna sparì e tornò il buio.
Restò il battito del mio cuore e due pensieri fissi: a) ho visto la Befana!; b) non avrò i regali!
Passai il resto della notte a domandarmi: ma guardare l'ombra della Befana vale quanto vederla proprio bene?
Mi rispondevo una volta di sì e una volta di no.
Così, fino all'alba.
Scesi giù dal letto e corsi in cucina, dove la Befana, tutti gli anni, precisa e attenta, sistemava i regali sul tavolo.
M'aspettavo il peggio. Trovai il meglio.
I regali c'erano.

M'è andata bene!
E a voi?
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