Non c'è bisogno di belle lettere, sapere libresco e pagine levigate. C'è invece assoluta necessità di parole vive,palpitanti, che scuotano il lettore, lo divertano, lo commuovano, lo inquietino, se necessario lo spaventino.
Leggo queste cose in un articolo di Franco Marcoaldi, uscito ieri su Repubblica.
Di che parla? Di chi?
Si riferisce alla scrittura di
Bohumil Hrabal ma a me sembra una sorta di manifesto - da sottoscrivere - per la narrativa. Tutta. Quella per i grandi e quella per i bambini.
Ancora:
" Hrabal racconta storie crude e visionarie di gente ordinaria, tratte dalla realtà e che alla realtà ritornano: ha il dono naturale dell'ironia, dello humor (senza contare che per lui comico e tragico sono due facce della stessa medaglia); la sua lingua è terragna, "fisica" dice Corduas, nasce dai sensi e li restituisce puntualmente sulla pagina. Quasi che il lettore riuscisse a vedere, toccare, annusare quello che lo scrittore ha narrato".
Questo è, la narrativa.
(* la foto è tratta da Hrabal: immagini di un tenero barbaro, Forum Editrice, Udine 2005)