li conoscono e li apprezzano in tanti. Lui scrive storie nette, spesso spietate, con voci narranti che non ammiccano al lettore ma, più essenzialmente, lo prendono, la catturano. Qualche volta lo maltrattano (emotivamente e razionalmente).
. Questo libro è diventato musica. E parole. E jazz.
Mettere la musica a un romanzo è...proprio metterci la musica.
Meglio: è tirar fuori dalle pagine la musica che nasconde. E stop.
La terra della mia anima , quando è sul palco, continua ad essere un libro scritto dal suo autore - che è in scena e racconta - eppure s'allarga, si dilata, ti entra nelle orecchie attraverso la voce e il suono.
Così, ascoltiamo la storia di Beniamino, una parabola laica e originale, contrappuntata dal jazz e dal rock di Ricky Gianco, colui che, per primo, ha fatto scoprire il rock a questo fuorilegge, che naviga nella sua vita con l'incoscienza e la passione di un ragazzo che cavalca le onde oceaniche sul surf.
Il modo di raccontare di Carlotto è stringato, essenziale e dice molto su come l'arco della vita di una persona sia capace di decine di modificazioni, di rivelazioni e di ripensamenti. Di cambiamenti.
Beniamino, protagonista del romanzo, rincorre il mondo che gli si trasforma sotto gli occhi, ci si butta dentro a volte senza capire, gioca una partita che spesso gli sfugge ma non si tira mai indietro. E non chiede scusa a nessuno, neppure a se stesso, per gli errori, le cappellate, la vita "da fuorilegge". Spavaldo e ingenuo.