Mio padre meccanico e la scuola della Gelmini
In questo turbinare di decisa retromarcia sulla scuola, m'era passata la voglia di scrivere anche un solo rigo di commento. Ho resistito, per un po', alla tentazione, mentre sulle pagine dei giornali piovevano i commenti sul "nuovo" che avanza: voto di condotta che fa media, voti al posto di giudizi, grembiule per tutti...
La scorsa settimana, il settimanale
"Il Salvagente" mi ha chiesto un editoriale e...ho detto "sì, lo scrivo".
Ecco il testo, che uscirà sul giornale in edicola il 4 settembre prossimo.
Mio padre era meccanico, ma io non so aggiustare un motore
Dev’essere cominciata con un’addizione, a cui, con mano decisa e consapevole, è stata fatta seguire una sottrazione. Risultato: un insegnante costa meno di tre. L’evidenza (e la cassa) hanno fatto il resto.
Così, con uno sconto degno delle migliori offerte del supermercato, si snellisce la scuola e i bambini della primaria avranno una sola maestra. I cuori nostalgici hanno salutato la novità (?) sfoderando le loro memorie scolastiche, discettando sul maestro Perboni del “Cuore” di De Amicis e concludendo, con una certa soddisfazione, che loro sono usciti “senza danni” dalla scuola elementare, pur avendo una sola insegnante. E volta la pagina che abbiamo cose più importanti da fare!
Io, invece, su questa pagina ci resto, per sottolineare come - ed è l’ennesima volta! - l’intervento sulla scuola venga fatto in quattro e quattr’otto.
La parola educazione (che è una bella parola, così come la parola pedagogia) sembra generare reazioni allergiche alla ministra Gelmini. C’è da capirla. Il concetto presupporrebbe un progetto, un qualcosa (almeno!) che affermasse l’intenzione di pensare il presente e il futuro della cultura di base nel nostro paese. Le toccherebbe spiegare che è sua intenzione andare avanti tornando indietro e mantenendosi possibilmente alla superficie delle questioni (i voti sono stati ripristinati ma qualcuno ci ha detto quali saranno i conseguenti criteri di valutazione da cui scaturiranno? No), perché l’approfondimento costa tempo e denaro e, l’abbiamo capito, questo è un governo che elimina gli sprechi.
Qua, gli “sprechi” non sono tre insegnanti su due classi ma, piuttosto, trent’anni di ricerca educativa e didattica, una accresciuta quantità di conoscenze da far apprendere (possibilmente alimentando curiosità e spirito critico) ai bambini (la ministra ha letto i programmi?) e una scuola, quella primaria, riconosciuta tra le (poche) eccellenze del sistema scolastico italiano. E però, ci dobbiamo pur fidare, visto che la ministra Gelmini dichiara di conoscere la scuola perché mamma e sorella sono insegnanti. Secondo lei, basta a dare una competenza. Mah.
Mio padre faceva il meccanico, ma io non so aggiustare un motore.