E' di Milano, senza dubbio. Però, è anche romana (lo so, suonerà un azzardo per i teorizzatori della purezza...regionale ma tant'è).
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Basta.
Recita.
Mariangela Melato, si chiama. E lo sanno in tanti chi è. Lei, però, dev'essere una che non si lascia impigliare nella rete delle catalogazioni. Essendo un'attrice - appunto - scappa via dalle classificazioni, disobbedisce con naturalezza alle regole, ribalta i codici ma non scappa. Nel senso che, quando è in palcoscenico ci sta e non ti consente distrazioni. Ti inchioda, ti si mette di traverso nella testa, nella pancia, nello stomaco. Ma non pesa. Racconta, parla, canta, ride, piange. Lo fa usando le parole, la musica, la danza, le immagini. Tutto ma proprio tutto quello che serve per mescolare pensieri ed emozioni e per non rimanere in superficie.
Non c'è
intrattenimento (parola abusata, che è diventata sinonimo di una specie di livello massimo consentito di pensiero e spettacolo da praticare. Chè si resti in superficie, no!) nello spettacolo che fa, quel
"Sola me ne vo per la città", che ho visto oggi al Sistina.
C'è pensiero, ironia, leggerezza, profondità.
Ci sono idee. Che vengono dette, narrate, suggerite.
Ci sono emozioni.
E lei che tiene insieme i fili e ne fa una rete bella di intelligenza e di gentile solidità nel dire quel che pensa. Perchè, conta molto il "come" si dice quello che si pensa.
E si pensa parecchio in questo spettacolo.
Ridendo, perfino.