Incontro, oggi a Ostia, un gruppo di studenti dell'istituto professionale. Hanno letto
. Si parla del racconto, della grafica, del linguaggio. Uno dei ragazzi, sollecitato dal professore, mi dice che il mio romanzo è il primo libro che legge - tutto intero - in vita sua.
aggiunge, forse stupito di se stesso.
Continuiamo a parlare. Mi dice che ha letto volentieri il libro perchè "
Me ce so' ritrovato. Mica perchè faccio come il protagonista, però la vita che racconta il libro è quella vera, è quella che si fa da 'ste parti".
Il prof lo sollecita ancora:
"Tua madre è stata così contenta di vederti con un libro in mano che è venuta a ringraziarmi!".
Sorride il prof. Sorride il ragazzo. Che aggiunge
:"Mbè, l'ho letto bene perchè è facile".
Parliamo di ritmi di narrazione, di dialoghi, di scelta delle parole.
Gli dico quel che penso e cioè che lui ha trovato il libro "facile" perchè conosce il linguaggio e lo stile dei dialoghi; perchè è quello che pratica.
Dunque, è facile quello che si conosce. Dunque, è importante conoscere sempre di più.
Non esiste un valore assoluto per la facilità della lettura.
"Me sa de sì", commenta.