25 dicembre 2006
Caro Babbo Natale,
m’hanno regalato una penna. Così scrivo.
Ti scrivo.
Caro Babbo Natale,
m’hanno regalato una penna. Così scrivo.
Ti scrivo.
L’inchiostro ce l’ho già. E così le idee. E i progetti.
Ho anche un bel po’ di doveri.
E un mucchio di cose da fare, così tante che il tempo mi morde il sedere.
Ha certi denti, il tempo! E’ un drago. Certe volte fiammeggia dalla gola perfino il fuoco e allora c’è da scappare, da far presto, da non consentirsi di riprendere fiato!
Però…eh, però, sfuggire al tempo-drago si può. Senza nascondersi.
Dico dal tempo, quello senza fuoco. Quello che ha i denti per sorridere e non per mordere.
Come succede adesso. Ora che scrivo, il tempo s’è placato, non fa rumore, non m’incalza. Sta. Aspetta, dà tempo ai pensieri. E alle parole che si fanno pensiero.
E’ un pensiero pieno di storie.
Invenzioni? Macché!
Sono la vita, le storie. E memoria. E presente.
Vengono, le storie, dalle voci, dai corpi delle donne e degli uomini.
Dai bambini.
Dai cani, dai gatti e dagli emù.
Dal vento che soffia d’inverno e dalla schiuma del mare.
Che sta.
Come stanno le parole e i pensieri. Ma non avrebbero voce se non ci fossimo noi, le persone, quelle piene di difetti, di domande senza risposta, di allegrie e di malinconie, di risate e di minestra da mangiare.
Noi le storie le facciamo, gli diamo odore, occhi, strette di mano.
Le facciamo come il fornaio il pane. Con le mani.
E con le slitte.
Con quel tipo che chiamiamo Babbo Natale ma porta, in realtà, i nomi nostri.
Ognuno dei nostri nomi scritto sulla faccia, sul sorriso e su quel bel po’ di speranza che tintinna con i campanelli, che corre con le renne, che si lascia avvolgere dal blu notte.
Buona notte di Natale.
Buonanotte, Babbo Natale.
Ho anche un bel po’ di doveri.
E un mucchio di cose da fare, così tante che il tempo mi morde il sedere.
Ha certi denti, il tempo! E’ un drago. Certe volte fiammeggia dalla gola perfino il fuoco e allora c’è da scappare, da far presto, da non consentirsi di riprendere fiato!
Però…eh, però, sfuggire al tempo-drago si può. Senza nascondersi.
Dico dal tempo, quello senza fuoco. Quello che ha i denti per sorridere e non per mordere.
Come succede adesso. Ora che scrivo, il tempo s’è placato, non fa rumore, non m’incalza. Sta. Aspetta, dà tempo ai pensieri. E alle parole che si fanno pensiero.
E’ un pensiero pieno di storie.
Invenzioni? Macché!
Sono la vita, le storie. E memoria. E presente.
Vengono, le storie, dalle voci, dai corpi delle donne e degli uomini.
Dai bambini.
Dai cani, dai gatti e dagli emù.
Dal vento che soffia d’inverno e dalla schiuma del mare.
Che sta.
Come stanno le parole e i pensieri. Ma non avrebbero voce se non ci fossimo noi, le persone, quelle piene di difetti, di domande senza risposta, di allegrie e di malinconie, di risate e di minestra da mangiare.
Noi le storie le facciamo, gli diamo odore, occhi, strette di mano.
Le facciamo come il fornaio il pane. Con le mani.
E con le slitte.
Con quel tipo che chiamiamo Babbo Natale ma porta, in realtà, i nomi nostri.
Ognuno dei nostri nomi scritto sulla faccia, sul sorriso e su quel bel po’ di speranza che tintinna con i campanelli, che corre con le renne, che si lascia avvolgere dal blu notte.
Buona notte di Natale.
Buonanotte, Babbo Natale.
Sono presenti (0) commenti leggi - commenta -
chiudi