“Certo che è stato proprio sfortunato!”. Siamo nel negozio di un parrucchiere. A Roma. La conversazione è tra una signora già “in cottura” sotto il casco e la giovane estetista che si occupa delle sue mani. “Proprio così”, conferma un’altra signora. “S’è andato a rovinà pe’ ‘na fesseria”. Capisco che parlano del “fattaccio” accaduto una settimana fa a Roma, nella stazione Metro Anagnina. Il concetto di sfortuna, unito a quella di fesseria: sì, è un’accoppiata sensata ma…perché parlano al maschile visto che la vittima è una giovane signora romena?
“Ma noi stamo a parlà del ragazzo!”, mi dice l’estetista. Sfortunato? Lui? “Eh già, s’è rovinato”, insiste la signora. “Così giovane”, aggiunge. Appunto, così giovane la signora, quella Maricica che ci ha rimesso la vita. “Eh sì, vabbè”, concorda una delle signore. “Quella poveretta è morta però…”. Però che cosa?, mi domando. Non ho il tempo di dare voce al mio interrogativo. La parrucchiera, giovane, madre di due bambini poco più grandi del figlio di Maricica, entra decisa nella conversazione: “ Però, se una è madre de un regazzino de tre anni, ce penza prima de mettese a litigà co’ uno!”. Ecco qua, spiattellata l’opinione diffusa e sempre più praticata e cioè che la vittima, gira e rigira, se l’è cercata. “Non dico questo”, si scandalizza la parrucchiera. “Però…”. C’è sempre un però. Dunque…”Dunque, tu lo devi capì se c’hai davanti uno che te po’ fa male. E lasci perde…”. Dico che è stato il ragazzo a mollare un pugno, con forza e che quello è il dato di fatto: c’è uno che ha picchiato e un’altra che è caduta svenuta ed è morta. “Però…”. Un altro però. “Però”, dice l’estetista “lui nun la voleva mica ammazzà e mo’ sta in galera!”. Dove dovrebbe stare? “Mica in mezzo ai delinquenti. E’ un regazzino”. Ha vent’anni. Non è proprio un bambino, commento. E’ responsabile di quel che fa. “Ma nun voleva”, insistono tutte.” E poi, nun se lo immaginava che je faceva così male”. Già, non se lo immaginava: a vent’anni è sempre più frequente trovare giovani, maschi o femmine, che non sanno misurare la propria forza, che non sanno controllare le proprie reazioni e che, soprattutto, non sanno prevedere le conseguenze delle loro azioni. Ne consegue, secondo la “filosofia dal parrucchiere” che non può essere punito nessuno se “nun voleva”, “nun se immaginava”, “nun lo poteva sapè”. Tutti assolti. I giovani inconsapevoli e gli adulti che non hanno saputo aiutarli a essere responsabili. Una società di impuniti.