C'è, in chi scrive, una fortunata incoscienza. Anni fa (molti anni fa) ne parlò anche Garcia Marquez. E' l'incoscienza della forza di un libro, di ciò che può - e per fortuna - generare in chi legge. Se non fossimo inconsapevoli di questa energia multipla e inesorabile, nel momento in cui scriviamo molleremmo lì le parole, la storia che cresce, i personaggi che prendono la loro strada, per prendere - noi - un altro sentiero, più sicuro, oggettivo, razionale e, certamente, con meno rischi emotivi ed affettivi.
Invece, mentre scriviamo non lo sappiamo quel che il libro, la narrazione, porterà con sé. Pensiamo a portare a compimento la vicenda. E se ci riusciamo ne siamo contenti. Con il mio romanzo, LA SCELTA (Edizioni Sinnos), è stato così.
Ho scritto. Una storia. Con passione. Solo una storia.
E il libro è andato per la sua strada, ha preso fiato e ha raggiunto lettori (tanti, scopro) e in molti ha lasciato traccia. Un segno. Molti segni. Un'emozione. Pensieri. Domande. Critiche. Partecipazione. Complicità. Conoscenza. Discussione.
Così, andando, ha incontrato, un po' di tempo fa,
Mimmo Cuticchio, puparo "internazionale". Artista solidamente convinto che la cultura sia una forza di cambiamento ineguagliabile.
Cuticchio - dopo aver letto il mio libro - ha offerto l'ospitalità del suo teatro per presentare LA SCELTA. A Palermo. Dentro uno spazio teatrale che racconta, di per sè, quanta forza allegramente sovversiva eppure fortemente legalitaria ci sia nella creatività dell'artista, nella genialità dell'artigiano, nella misura dello scrittore.
Chi scrive non lo fa solo con la penna ma, soprattutto, con la forza del pensiero, della narrazione e della memoria.
Lunedì scorso, il 23 ottobre, Cuticchio ha presentato il mio libro parlando della forza della narrazione, dell'arte dei pupi, della necessità della memoria, della concretezza della poesia.
Di fronte a noi ragazzi, adolescenti, circondati dalla splendida schiera dei pupi del teatro di Cuticchio e confortati dalla presenza, essenziale e discreta, dei suoi collaboratori.
L'Opera dei Pupi - quella a cui Michele, il personaggio del mio libro, dedica la vita con passione, come ha fatto Mimmo Cuticchio - ha un passato solido e antico. Il puparo, però, non è uno che guarda indietro, che vive di nostalgia e di ripetitività. Di rimpianto, infine. No.
Non è fuori della storia. Il puparo è dentro il suo tempo, fa teatro e racconta un passato che ha senso nell'oggi. Il puparo progetta il futuro. E di questo, Mimmo è il testimone esemplare.