: è una frase che sento ripetere spesso, durante le presentazioni e gli incontri con gli autori. C'è un po' di retorica e un po' di verità, nel concetto. Anche un po' di vanità. Chissà perchè, a fronte di una indubbia gratificazione accompagnata da altrettanta, se non superiore, fatica che dominano la scrittura e la narrativa, c'è il vezzo di raccontare che - forse - non è proprio così. Che sì, insomma, il libro si fa da sé, come un bricolage di alta fattura. Niente di meno vero ma un po' di "leggenda" sull'ispirazione dello scrittore e sulla sua facilità nello scrivere è, evidentemente, un bisogno da soddisfare.
Se penso a me, dico che più che facilità,
nella scrittura io trovo felicità.
E' uno stato, la felicità, che ha bisogno di condivisione per esistere e durare. Così, se c'è qualcuno che scrive, deve esserci anche qualcuno che legge. E ancora non siamo al cerchio delle storie. E' solo un incontro, il primo. Può essere cauto, deludente oppure un colpo di fulmine. Comunque sia, dopo, tra scrittore e lettore, se si è fortunati, si mantiene un legame, una memoria condivisa, uno spazio di intesa e di confronto.
A Macomer, dove sono stata giorni fa per presentare
la saga di Merlino , ho avuto tempo e modo di godere di un "cerchio" di storie e di incontri.
Tanti ragazzi con i quali ho parlato dei miei libri, della scrittura, della bellezza di leggere e di scrivere. Senza retorica e senza orpelli di alcun genere. I ragazzi non fanno domande inutili nè si compiacciono dei loro pensieri. Piuttosto, fanno considerazioni nette, precise, appassionate. E' una vera bellezza passare del tempo con loro.