La felicità non s'impara ma si pratica, si persegue, si insegue, si desidera, si vuole a tutti i costi, si perde, si ritrova...Insomma, non è uno status definito e inamovibile però...c'è. Ed è fatta di emozione, passione e amore. Di sentimenti e di rischio. Bella per questo. Per questo desiderabile. Essenza vitale, insomma. Quella essenza vitale che manca alla scuola e ai rapporti tra le persone. Che svela la sua scandalosa assenza nei rapporti tra adulti e ragazzi.
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Questo vivacissimo filosofo ultraottantenne dice cose che il giornale definisce "provocatorie".
E certo è provocatorio, in un'epoca che costruisce se stessa (e la scuola) sulla pianificazione, la programmazione, la razionalità, il distacco, affermare che per migliorare la scuola e farne un luogo di conoscenza , di sapienza e di armonia ci vuole...
amore!
Amore: parola esposta al rischio di essere masticata da una visione miope dell'educazione, che si regge sulle gambette esili delle tassonomie dei saperi e se ne infischia delle persone che, di questi saperi, dovrebbero essere i soggetti pensanti e non i canestri riceventi.
Dice ancora Morin, a proposito della scuola attuale: "
Non porta luce, non insegna come affrontare l´incertezza, non dice che viviamo in un´epoca globale. La scuola offre solo una frammentazione del sapere e uccide la curiosità.
Le faccio un esempio. Tempo fa, in Francia, andava di moda la semiotica. I professori di letteratura non facevano più leggere i testi, Racine, Voltaire, o che altro, come in passato: prendevano certe pagine e le analizzavano semiologicamente. Risultato: i giovani, che prima amavano leggere, dopo questa "cura", non volevano leggere più.
La scuola è priva di anima. L´Emile di Rousseau dice: voglio imparare a vivere".
Imparare a vivere a scuola? Sembra una contraddizione di termini ma io sono d'accordo con Morin: se si smette di pensare alla scuola come un luogo in cui i ragazzi sono i "clienti" e i professori "fiduciari di filiale" in nome e per conto degli imprenditori...
si può fare.