27 Mag
Il coraggio di essere buoni
Da un po' gira l'idea bizzarra che bisogna - in questi tempi di crisi economica, di immigrazione a carrettate, di precariato e disoccupazione, di mondo povero che vorrebbe esserlo un po' meno... - incattivirsi un po'. Procedimento razionale o meno, credo che - a occhio - non ci voglia poi tanto impegno a comportarsi da canaglie. Anzi. Difatti, ci riescono in tanti. Ce la fanno, senza tanti sforzi, quelli che hanno vita sicura e seconda casa e che sibilano "vai a lavorare!" ai giovani venditori senegalesi che, in effetti, ci restano un po' male perché loro - e come negarlo? - lavorano parecchio. Senza cravatta e camicia con le cifre ricamate sul petto, però lavorano. Ce la fanno i nullafacenti e i fuori di zucca, ignoranti e ingrassati dal benessere, che ogni tanto - per reagire alla noia, come non comprenderlo? - decidono di dare una lezione agli immigrati "che-rubano-il-lavoro-a-noi". Di quale furto si tratti è difficile comprendere, visto che i nullafacenti, per definizione, il lavoro non lo cercano proprio!
Nelle mani - pesanti, violente e ignoranti - di un gruppo di canaglie è finito un uomo coraggiosamente tranquillo e lavoratore. Si chiama Ali Basharat. La sua vicenda la trovate raccontata sinteticamente sulle pagine de Il Messaggero.
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© 2006 Luisa Mattia | design torrettastudio | disegni di Cristiana Cerretti