Il coraggio di essere buoni
Da un po' gira l'idea bizzarra che bisogna - in questi tempi di crisi economica, di immigrazione a carrettate, di precariato e disoccupazione, di mondo povero che vorrebbe esserlo un po' meno... - incattivirsi un po'. Procedimento razionale o meno, credo che - a occhio - non ci voglia poi tanto impegno a comportarsi da canaglie. Anzi. Difatti, ci riescono in tanti. Ce la fanno, senza tanti sforzi, quelli che hanno vita sicura e seconda casa e che sibilano "vai a lavorare!" ai giovani venditori senegalesi che, in effetti, ci restano un po' male perché loro - e come negarlo? - lavorano parecchio. Senza cravatta e camicia con le cifre ricamate sul petto, però lavorano. Ce la fanno i nullafacenti e i fuori di zucca, ignoranti e ingrassati dal benessere, che ogni tanto - per reagire alla noia, come non comprenderlo? - decidono di dare una lezione agli immigrati "che-rubano-il-lavoro-a-noi". Di quale furto si tratti è difficile comprendere, visto che i nullafacenti, per definizione, il lavoro non lo cercano proprio!
Nelle mani - pesanti, violente e ignoranti - di un gruppo di canaglie è finito un uomo coraggiosamente tranquillo e lavoratore. Si chiama Ali Basharat. La sua vicenda la trovate raccontata sinteticamente sulle pagine de
Il Messaggero.

Ho ricevuto oggi un invito alla solidarietà, il cui testo vi copio qui di seguito.
QUELLO CHE DOBBIAMO AD ALI BASHARAT
Per difenderci dal dolore e dalla paura viviamo sotto anestesia, così riusciamo a trovare normali e inevitabili le cose che ci succedono intorno.
Ogni tanto però accadono cose particolarmente insopportabili. Cose che non ci passano di mente. Cose come quello che è successo a Basharat, il commerciante pakistano aggredito da 5 ragazzi italiani il 23 marzo a Tor Bella Monaca. La moglie Chandyma, incinta, per il trauma ha perso il bimbo. Lui è rimasto in coma per oltre 20 giorni ed è a tutt’ oggi ricoverato in ospedale. Da pochi giorni ha ricominciato a mangiare e a camminare, ma ci vorrà ancora tempo prima che possa tornare al suo lavoro.
E intanto il suo negozietto di frutta e verdura a Torre Angela rischia il fallimento. Chandyma fa la colf a 750 euro al mese, ma l’affitto di casa e bottega, sommati, raggiungono i 1200 euro mensili. Due amici, Naziq e Usmah, cercano di portare avanti l’attività, ma non parlano italiano, non sanno far di conto e non guidano il furgone. Così spesso la mercanzia scarseggia e i clienti, per lo più immigrati del quartiere, sono sempre meno.
Pochi giorni fa hanno arrestato due dei suoi aggressori. Una banda di giovani taglieggiatori che si accaniva proprio sui più deboli, sugli stranieri, su quelli che hanno ancora più paura degli altri a rivolgersi alla polizia. Per questo non possiamo parlare di delinquenza comune. E’ un crimine che si colloca a tutti gli effetti nell’ impressionante sequenza di episodi razzisti che si sono verificati a Roma negli ultimi mesi.
Di fronte ad ingiustizie del genere dobbiamo sentirci tutti chiamati a contribuire al risarcimento. Anche con del denaro, che però non deve essere un’elemosina, ma un sostegno per permettere a Basharat e a Chandyma di tirare avanti fino a che non saranno di nuovo in grado di farcela da soli. Un aiuto per pagare l’affitto del negozio: va bene qualunque contributo, anche piccolo, che vorremmo accompagnato da qualche parola di solidarietà e di saluto.
E vorremmo continuare a parlare di Basharat anche per non smettere di pensare a quello che sta succedendo nel nostro paese e che non deve succedere più. Oggi raccogliamo un risarcimento per Basharat, ma è solo un inizio…
Anna Maria Bianchi e margherita Ferrucci
Gruppo Solidarietà a Basharat
In collaborazione con Cittadinanzattiva
Per fare un versamento:
IT53 C076 0103 2000 0007 2413 008 (scrivere senza spazi) intestato a Cittadinanzattiva Lazio onlus - Via D. Silveri 10, 00165 Roma causale: solidarietà a Basharat
Dopo il versamento inviare la scheda sottostante compilata a solidarietabasharat@gmail.com
Per avere informazioni, per mandare un messaggio a Basharat, per collaborare alla raccolta di fondi e di idee scrivere a: solidarietabasharat@gmail.com o telefonare al (0039)3661347079
Nella pagina Facebook del gruppo Solidarietà a Basharat ci sono articoli, foto del negozio, aggiornamenti.
SOLIDARIETA’ A BASHARAT - RICEVUTA
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Autorizza/ non autorizza il gruppo di solidarietà a inviare periodicamente notizie sulla raccolta fondi, sulla situazione di Basharat e sulle iniziative del gruppo
Io credo che sia giusto dare una mano a Ali e a sua moglie. Con la semplice convinzione che si può avere il coraggio di scegliere di essere "buoni" , nonostante gli inviti a essere cattivi.