Nel vortice ciclonico del traffico e delle compere (la chiamano "corsa" agli acquisti, nei telegiornali. E non hanno torto), sabato scorso ho alzato lo sguardo. E' un
che ho fin da bambina. Guardare per aria mi viene istintivo anche se, spesso, è attività pericolosa. Da piccola incontravo frequentemente l'ostacolo improvviso dei lampioni oppure cadevo nell'agguato di una buca nell'asfalto. Peggio era scontrarmi con qualche adulto frettoloso che, inevitabilmente, mi guardava e diceva (sempre!): "Sta' attenta e guarda dove vai!". Ma io lo guardavo bene dove andavo! I piedi ce li avevo ben piantati per terra e seguivo una strada. Che fosse una strada "per aria" mi sembrava normale. Mi sembra normale anche adesso. Dunque, dicevo, sabato scorso ho alzato lo sguardo. E ho visto Chaplin.
Gli occhi stupiti sul mondo, s'affaccia e ci guarda. Ha guardato me. Mi sono fermata, dunque, a
parlare con Chaplin, a ricordarmi le sue storie, a imparare - non si smette mai e questo è il bello! - che il tempo è un dono raro e non va attraversato di corsa; che uno sguardo, un pensiero, lo stupore di trovarsi è un regalo che non si può comprare ma ostinatamanete cercare; che bighellonare è un'occasione di conoscenza; che basta girare un angolo di strada per lasciarsi alle spalle il rumore da compressore degli acquisti di Natale e avere un'oasi a disposizione capace di dare senso all' ozio (i romani lo chiamavano
otium ed era una cosa bella, un lusso. Oggigiorno è sempre una cosa bella e
una scelta).
L'
oasi da cui Chaplin guarda il mondo è il cinema
Azzurro Scipioni, di Silvano Agosti. E' un cinema insolito, un nido che offre film belli e spesso mai visti. Sta in Via degli Scipioni. A Roma. Regalatevi un pomeriggio al cinema, una serata, una giornata intera. Vale la pena.