Al mare tutti si portano i libri.
Dicono, così: “Ho messo un bel po’ di libri in valigia, così al mare me li leggo”.
Tu immagini le onde del mare come le pagine dei libri.
Il vento le sfoglia e quelle, le pagine, fanno un fffffruffffruffffrufffrufff paf!
Il paf succede quando, al mare, la gente chiude il libro e dice:”Oh, qui non si può leggere, perché c’è troppo vento e le pagine non stanno ferme!”.
Pagine inquiete, dunque, soprattutto se raccontano storie d’amore. Pagine impazienti se sono libri fatti di lettere, sì proprio epistolari, dove c’è uno che scrive e l’altro che legge e appena legge gli viene voglia di scrivere…

Sulla sabbia del mare si può scrivere. Tanto o poco. Come ti va.
E mentre scrivi, leggi. E poi aspetti che qualcun altro legga.
C’è il caso che il mare arrivi a cancellare prima che tu abbia finito di scrivere.
Il mare si ruba le parole. E le storie.
Al mare piace leggere. E’ un fatto.
Le onde si mangiano le parole scritte sulla sabbia.
Certe volte solo un po’, e allora vedi la gente che cammina sulla battigia fermarsi, torcersi un po’, sillabare quel che è rimasto e giocare a immaginare quello che c’era scritto e ora s’è dileguato, allegro e fuggitivo, ma – se ti va – lo puoi riprendere.
Alla gente che sta al mare piace leggere. Spesso. Tanto o poco. Così e così. Come gli va.
Gli piace anche che la sabbia prenda casa sulle pagine e ci lasci l’odore del sale, del vento, del sole. Così, quando riprendi il libro, magari dopo un po’, scende giù quella pioggerella di grani fini, che fanno rumore come fosse il vento sull’acqua e mettono un tappeto di sabbia sulle parole, intorno alle parole. E su di noi.
I libri, al mare ci stanno bene.
Perché chi legge – tanto, poco, così così – ci sta bene. Al mare. E con i libri che, sulla spiaggia, non prendono polvere ma sole e non se ne stanno tutti dritti e severi, per intimidire chi li vuole leggere. Anzi.
I libri stanno sulle sdraio, s’accartocciano al sole, si bagnano con la schiuma delle onde o gli schizzi della doccia.
Chi legge, parla dei libri e dice:” Sto leggendo questo libro qui” e fa vedere le pagine, le copertine. E un po’ gli viene voglia di raccontare la storia che si sfoglia lì, nel venticello del mare. E lo fa.
E gli altri, la bibita fresca tra le mani e l’asciugamano sulle spalle, lo stanno a sentire.
Chi legge i libri, sta bene. Al mare, meglio. Ché il sole non guasta, né la gioia dell’acqua, né le promesse di ozio.
E non si guasta, in questo stare, la voglia di pensare.
E quel tantino di emozione che prende chi legge, al mare si fa più azzurra e intensa.
I libri, invece, tra sole e acqua salata, un po’ ingialliscono le pagine, un po’ sbiadiscono le copertine , però sono contenti, perché questa è vita!