Si gira.
e in pace (per fortuna). Si gira. Ognuno si porta appresso i suoi desideri, i pensieri, l'affetto per le persone che ha scelto e l'hanno scelto. E se gli occhi si posano su qualcosa di bello, che un po' sorprende e un po' conforta, viene voglia di raccontarlo, di farlo sapere. E' un pensiero semplice:" Sai, ho visto una cosa che mi è piaciuta e che - lo so - piacerebbe anche a te". Succede e quando succede è una bella fortuna, un'occasione da non perdere. E' un modo per farsi un giro insieme a un amico anche se l'amico non c'è. Ieri Anna (io so quale Anna è) è andata in giro per Roma e, un po' per caso e un po' no, è finita a visitare una mostra che si chiama
. Lì, tra aeroplanini e bambole d'epoca ha pensato a me e, con le sue foto, m'ha regalato una passeggiata.
Ha scattato foto, pescando oggetti e scenari che la colpivano, che qualcosa dicevano.
A guardare i
giocattoli-non-più-giocati ci si espone al rischio di coprire tutto con il velo, un po' malinconico, della nostalgia del passato. Però...però si può evitare. L'occhio raccoglie, sedimenta, assapora, ricorda un gioco giocato tanto tempo fa, un gioco raccontato dai genitori, dai nonni e trova - lo trova eccome! - un passato-presente indiscutibile, fatto di giocattoli semplici e comuni a tutti i bambini, oggi come ieri. Cambiano i materiali dei soldatini, i lineamenti delle bambole, i telai delle bici ma non cambia la voglia di giocare e la sostanza del gioco.
C'era e c'è la bambola.
C'erano e ci sono gli animali in miniatura.
C'era e c'è il triciclo.
C'erano e ci sono ancora le tazzine del
servizio per giocare alle signore.
C'erano e ci sono le costruzioni Lego.
C'erano e ci sono i bambini.
E i giocattoli.
E la voglia di giocare.
Se vi va, fatevi un giro alla mostra e poi al negozio di un giocattolaio amico mio. Giorgio, si chiama il giocattolaio. Il negozio si chiama l'
Orso dado. Sta a Roma, in via Guido Reni. Ce ne sono di giochi!
Non so, però, se tra le tante scatole di giochi, costruzioni e altro, abbia pure il gioco del cinema. Forse no.
Anna, fotografando, non se l'è fatto scappare quel gioco lì.
E' un gioco che non smette. Meno male!
Grazie, Anna, per il regalo.