Conosco molti giovani. Per fortuna. Ragazzi e ragazze. Qualcuno è così giovane che ha smesso da poco di essere bambino. Qualcuno è ancora bambino e non gli dispiace. Qualcun altro è cresciuto e non se ne accorge.
Li incontro, questi giovanissimi, durante le presentazioni dei miei libri. Hanno volti puliti, occhi attenti, la faccia bella di chi sta nel mondo e vorrebbe lasciarci una traccia positiva. Sono quelli che guardano la Tv ma non sognano di fare le veline o i tronisti. Sono quelli che navigano su internet ma non si inchiodano le giornate davanti al Pc. Sono quelli che si innamorano e disamorano, che scoprono la filosofia e amano la musica di Vasco, che leggono Cechov e Dylan Dog. Sono quelli e quelle che si dicono TVKB ma, se glielo chiedi, provano a esplorare la bellezza del linguaggio, a innamorarsi delle parole che dicono pensieri.
Se glielo chiedi.
Se ti metti in contatto.
Se li stai a sentire.
Perché hanno da dire.
Avrebbero da dire, se non fossero prigionieri virtuali di una frase che è pensiero diffuso e superficiale “i giovani d’oggi,,,” .E già sentenze, sondaggi, statistiche, ricerche, per dire che la gioventù non è più quella di una volta (e per forza!), che i giovani non hanno valori, che sono vecchio prima ancora di crescere, che sono egoisti, che sono giovani troppo a lungo e sarebbe ora che invecchiassero un po’, che mettessero la testa a posto ammesso che ce l’abbiano, visto che – spesso – gli adulti li infilzano con quell’altra bella frase vuota che chiede (senza aspettare risposta):Ma dove ce l’hai la testa?.
Chissà dove ce l’hanno quelli che giovani non sono più. A me pare che il problema dei giovani (d’oggi, of course) sia proprio qui: gli adulti che...chissà dove ce l’hanno la testa!