Conoscevo Carlo Pagliarini. Di lui qualcosa si può sapere consultando il sito che gli è stato dedicato.
Carlo è morto dieci anni fa.
Per raccontare chi era, ho scritto...
Carlo era Carlo.
Un ragazzo.
Sognava.
Azzardava.
Cercava avventure.
Carlo era Carlo.
Era un esploratore.
Vedeva quello che gli altri, intorno, non riuscivano a intuire.
E disegnava, con le sue braccia magre e le mani grandi, il futuro. Che era lì, a due passi. Bastava allungarsi un po’, solo un po’…
Carlo era Carlo.
E si prendeva il futuro.
Metteva paura, uno così, goloso di vita.
Faceva tenerezza, uno così, euforico e spavaldo.
Lasciava senza parole, uno così. Utopista.
Bel territorio quello dell’utopia.
Abitato, il paese dell’utopia, da gente che si prende la vita per come è e la fa più bella.
Non se la sogna.
Non la insegue.
No.
La prende tra le braccia, gli dà la propria voce, la faccia.
Disegna, come faceva Carlo, quel che di meglio si può desiderare.
E avere.
Utopista, Carlo, lo era di mestiere.
Ed era un bel mestiere, il suo.
Guardava le giornate e se le metteva addosso.
E cuciva, con le sue mani forti e il sorriso negli occhi, progetti.
Rammendava.
Rinforzava le idee e le vite degli altri.
Pensava, programmava.
Desiderava.
Il desiderio è roba da rivoluzione.
E’ disobbedienza.
E’ trasgressione.
Desiderava, Carlo, come si deve fare: esagerando.
Carlo era Carlo.
Innamorato.
Sedotto.
Dalla vita. Dalle persone.
Goloso.
Avido.
Vorace.
Affamato.
In questo mondo grande e inquieto, Carlo pescava il bello e il brutto, il buono e il cattivo.
Non separava l’erba buona dall’ortica.
Sapeva, Carlo, che ognuno di noi raccoglie e mantiene in sé l’ombra e la luce.
L’accettava l’ombra, a patto di poter allargare gli spazi di luce.
Carlo era Carlo. Una fiamma.
Dava calore, sì. E bruciava.
Faceva male? A volte.
S’affievoliva. Spesso.
Lasciava che il desiderio, la forza, l’ostinazione rimanessero braci.
Nella quiete. Per un po’.
Poi riprendeva a fiammeggiare.
Dava luce.
Carlo era Carlo. Aveva voce.
E chiamava.
Non si poteva far finta di non sentire.
Perché aveva voce forte.
E ostinazione.
E diceva che il mondo ci somiglia.
E se è brutto è perché così lo disegniamo.
E che se non ci piace, bisogna cambiare la matita, lavorare di gomma e di colori.
Non stancarsi.
Carlo era Carlo.
Infaticabile.
Andava avanti, Carlo.
E noi dietro.
In tanti.
Pregando che la sua forza incontrasse la stanchezza e ci concedesse tregua.
Sperando che non trovasse subito quel “un po’ più avanti” che cercava.
Ma c’era sempre …
qualche tesoro da scovare
qualche idea da stanare
qualche avventura da affrontare.
Carlo era Carlo.
Curioso.
Stava dentro la vita.
Se la mangiava.
La gustava.
Ne voleva ancora.
Carlo era Carlo.
Serio. Come un bambino.
Severo. Come un bambino.
Ostinato.Come un bambino.
Spavaldo. Come un bambino.
Irragionevole. Come un bambino.
Consapevole. Come un bambino.
Curioso. Come un bambino.
Ingenuo. Come un bambino.
Acuto. Come un bambino.
Esigente. Come un bambino.
Vero. Come un bambino.
Libero.
Portava il suo nome con la semplicità della roccia e la linearità della pianura.
Carlo era Carlo.
Carlo è morto dieci anni fa.
Per raccontare chi era, ho scritto...
Carlo era Carlo.
Un ragazzo.
Sognava.
Azzardava.
Cercava avventure.
Carlo era Carlo.
Era un esploratore.
Vedeva quello che gli altri, intorno, non riuscivano a intuire.
E disegnava, con le sue braccia magre e le mani grandi, il futuro. Che era lì, a due passi. Bastava allungarsi un po’, solo un po’…
Carlo era Carlo.
E si prendeva il futuro.
Metteva paura, uno così, goloso di vita.
Faceva tenerezza, uno così, euforico e spavaldo.
Lasciava senza parole, uno così. Utopista.
Bel territorio quello dell’utopia.
Abitato, il paese dell’utopia, da gente che si prende la vita per come è e la fa più bella.
Non se la sogna.
Non la insegue.
No.
La prende tra le braccia, gli dà la propria voce, la faccia.
Disegna, come faceva Carlo, quel che di meglio si può desiderare.
E avere.
Utopista, Carlo, lo era di mestiere.
Ed era un bel mestiere, il suo.
Guardava le giornate e se le metteva addosso.
E cuciva, con le sue mani forti e il sorriso negli occhi, progetti.
Rammendava.
Rinforzava le idee e le vite degli altri.
Pensava, programmava.
Desiderava.
Il desiderio è roba da rivoluzione.
E’ disobbedienza.
E’ trasgressione.
Desiderava, Carlo, come si deve fare: esagerando.
Carlo era Carlo.
Innamorato.
Sedotto.
Dalla vita. Dalle persone.
Goloso.
Avido.
Vorace.
Affamato.
In questo mondo grande e inquieto, Carlo pescava il bello e il brutto, il buono e il cattivo.
Non separava l’erba buona dall’ortica.
Sapeva, Carlo, che ognuno di noi raccoglie e mantiene in sé l’ombra e la luce.
L’accettava l’ombra, a patto di poter allargare gli spazi di luce.
Carlo era Carlo. Una fiamma.
Dava calore, sì. E bruciava.
Faceva male? A volte.
S’affievoliva. Spesso.
Lasciava che il desiderio, la forza, l’ostinazione rimanessero braci.
Nella quiete. Per un po’.
Poi riprendeva a fiammeggiare.
Dava luce.
Carlo era Carlo. Aveva voce.
E chiamava.
Non si poteva far finta di non sentire.
Perché aveva voce forte.
E ostinazione.
E diceva che il mondo ci somiglia.
E se è brutto è perché così lo disegniamo.
E che se non ci piace, bisogna cambiare la matita, lavorare di gomma e di colori.
Non stancarsi.
Carlo era Carlo.
Infaticabile.
Andava avanti, Carlo.
E noi dietro.
In tanti.
Pregando che la sua forza incontrasse la stanchezza e ci concedesse tregua.
Sperando che non trovasse subito quel “un po’ più avanti” che cercava.
Ma c’era sempre …
qualche tesoro da scovare
qualche idea da stanare
qualche avventura da affrontare.
Carlo era Carlo.
Curioso.
Stava dentro la vita.
Se la mangiava.
La gustava.
Ne voleva ancora.
Carlo era Carlo.
Serio. Come un bambino.
Severo. Come un bambino.
Ostinato.Come un bambino.
Spavaldo. Come un bambino.
Irragionevole. Come un bambino.
Consapevole. Come un bambino.
Curioso. Come un bambino.
Ingenuo. Come un bambino.
Acuto. Come un bambino.
Esigente. Come un bambino.
Vero. Come un bambino.
Libero.
Portava il suo nome con la semplicità della roccia e la linearità della pianura.
Carlo era Carlo.
Sono presenti (1) commenti leggi - commenta -
chiudi