Capita, certe volte, che una decida di andare al cinema. E basta. Cioè, non t'aspetti niente di più che un film. Che ti piaccia, speri. Poi succede molto di più. Succede che la memoria si ravviva, che il presente assume più senso, che il corpo, la mente e il cuore siano tutt'uno con la storia che segui, con le voci che ascolti, con la vitalità che percorre la sala e poi esplode in un applauso finale. Al cinema, pensate un po'! Il film si chiama
e fa bene.
Film musicale: così è catalogato. Ma è molto di più.
C'entra, per esempio, con la storia recente, con la passione di vivere, con la bellezza del tanto vituperato "buonismo", con la giovinezza di oggi, con il diritto di vivere.
In pace s'intende.
Dentro al film c'è la musica dei Beatles, le parole delle canzoni usate come sceneggiatura.
E un'esplosione di vivacità di regia, di montaggio e di effetti grafici che lasciano addosso un vitale stupore.
E c'è una volontà di narrazione che sottolinea e dà voce - e quanta! - alla storia.
Qua, la storia è la storia delle persone, dei ragazzi che attraversano gli anni cruciali 1967 e 1968 vivendo l'amore, l'amicizia, i progetti per il futuro, la ribellione, la guerra.
C'è, in questo film che racconta gli anni Sessanta - per l'ennesima volta ma con un punto di vista originalissimo - la forza dell'attualità.
Il mondo nuovo che si voleva costruire allora vale ancora come progetto.
Vale la concretezza di volere un futuro - adesso, possibilmente - fatto di libertà, di vitalità, di assenza di guerra, di costruzione di pace senza carri armati e bombe intelligenti.
Vale la concretezza del fare opposizione alle censure, alle paure diffuse, alle prospettive cupe.
Vale la concretezza della forza dei sentimenti.
Vale la concretezza del saper dire di NO a scelte politiche distruttive.
Vale la ricerca della perfettibilità della democrazia.
Vale la forza della poesia e delle canzoni.
Vale la forza della trasgressione.
Vale la forza della bellezza.
Vale esserci e pretendere il proprio spazio.
Cantando le canzoni dei Beatles?
Anche.