Un libro teso come una lama. Bello. Secco. Spietato nel raccontare la storia di
, ammazzato dalla mafia nel settembre del 1993. A Palermo. Lo ha scritto Bianca Stancanelli. Si chiama
Lo leggo, questo libro, dopo aver conosciuto Bianca Stancanelli, in occasione di
Minimondi a Catania.
Leggo il libro e m'appassiono a questo dramma che cresce, alla forza di Puglisi, alla energia dell'esercizio di libertà che trapela dalla vita di don Pino e dalla lucidità del racconto di Bianca.
E leggendo torno a voler bene al giornalismo e ai giornalisti. Riscopro come il "mestiere" sia bello, coraggioso, opportuno. Penso che leggere un libro di una giornalista vera, che si documenta e prende posizione su quel che scrive, restituisce a chi legge la voglia di esserci nella vita sociale e politica del nostro paese.
Perché se Bianca scrive - e scrive bene - prendendoti il cuore e la mente, stanando il tuo pensiero, raccontando quello che non puoi non sapere, chiamando alla responsabilità individuale di chi racconta e di chi legge...beh, si stabilisce un patto serio, severo, lucido che dà senso al mestiere di giornalista e che vieta a chi legge di chiamarsi fuori.