L'articolo, Mark Twain profeta d'America, su Tuttolibri, firmato da Giuseppe Culicchia e dedicato a Mark Twain , è bello. Mark Twain mi piace moltissimo ed è vero che è dimenticato e sottovalutato.
Condivido tutto quel che si sostiene sull'opera (profonda e dirompente) di Twain. Mi hanno lasciata perplessa due frasi che compaiono sulla pagina.
La prima affermazione che mi ha colpito è nel sommario:
L’autore di Huck Finn e Tom Sawyer: ridotto a scrittore per ragazzi, è stato ed è coscienza critica del Paese, raccontando il mito della Frontiera, oggi impersonato da Obama
La seconda è nel corpo del testo:
Mark Twain, il padre di Huck Finn e di Tom Sawyer e di Il principe e il povero, ma anche di testi sulla religione e sull'imperialismo e sulla scienza, lo scrittore che tra le altre cose anticipa una certa fantascienza in Un americano alla corte di Re Artù, l'autore «per ragazzi» che tale non era, è stato a tutti gli effetti anche la prima rock-star americana....
Considerando la mia storia personale (Scrivo. E "per ragazzi", da sempre. Non mi sento "ridotta"...) ho interpretato l'uso dell'aggettivo - ridotto - per quel che significa e cioè diminuito, sottovalutato, retrocesso alla serie B.
La frase del testo, più avanti, mi conferma nell'interpretazione "riduttiva". E questo mi fa pensare a un dato che da tempo sperimento: In Italia, più spesso e più convintamente che in altri paesi europei, la narrativa che leggono i bambini e i ragazzi è considerata "piccola", "in transito", in "corso di costruzione" tanto quanto i suoi lettori che - finalmente! - cresceranno e potranno, se vorranno, affrontare qualcosa di serio, scritto da scrittori "grandi", letterariamente significativo
E' una concezione che, ovviamente, discuto e che trovo asfittica, provinciale e, per certi aspetti, presuntuosa.
Nell'ambito della narrativa per ragazzi cresce e si affermano - sempre di più, in questi anni - una lingua e un romanzo che passano attraverso i generi, li superano, sovvertono forme e stili, sperimentano, immaginano e inventano. E' una narrativa che attinge alla tradizione ma che la innova in continuazione e che si rivolge a lettori rigorosi ed esigenti .
Mi piacerebbe avere un confronto su questi temi perché credo che i "piccoli" lettori siano "grandi" e che ad essi si rivolgano narratori impegnati e di qualità; credo anche che la narrativa per l'infanzia e per i ragazzi sia narrativa-tout-court, che possono leggere con soddisfazione (e con sorpresa?) anche gli adulti.
Condivido tutto quel che si sostiene sull'opera (profonda e dirompente) di Twain. Mi hanno lasciata perplessa due frasi che compaiono sulla pagina.
La prima affermazione che mi ha colpito è nel sommario:
L’autore di Huck Finn e Tom Sawyer: ridotto a scrittore per ragazzi, è stato ed è coscienza critica del Paese, raccontando il mito della Frontiera, oggi impersonato da Obama
La seconda è nel corpo del testo:
Mark Twain, il padre di Huck Finn e di Tom Sawyer e di Il principe e il povero, ma anche di testi sulla religione e sull'imperialismo e sulla scienza, lo scrittore che tra le altre cose anticipa una certa fantascienza in Un americano alla corte di Re Artù, l'autore «per ragazzi» che tale non era, è stato a tutti gli effetti anche la prima rock-star americana....
Considerando la mia storia personale (Scrivo. E "per ragazzi", da sempre. Non mi sento "ridotta"...) ho interpretato l'uso dell'aggettivo - ridotto - per quel che significa e cioè diminuito, sottovalutato, retrocesso alla serie B.
La frase del testo, più avanti, mi conferma nell'interpretazione "riduttiva". E questo mi fa pensare a un dato che da tempo sperimento: In Italia, più spesso e più convintamente che in altri paesi europei, la narrativa che leggono i bambini e i ragazzi è considerata "piccola", "in transito", in "corso di costruzione" tanto quanto i suoi lettori che - finalmente! - cresceranno e potranno, se vorranno, affrontare qualcosa di serio, scritto da scrittori "grandi", letterariamente significativo
E' una concezione che, ovviamente, discuto e che trovo asfittica, provinciale e, per certi aspetti, presuntuosa.
Nell'ambito della narrativa per ragazzi cresce e si affermano - sempre di più, in questi anni - una lingua e un romanzo che passano attraverso i generi, li superano, sovvertono forme e stili, sperimentano, immaginano e inventano. E' una narrativa che attinge alla tradizione ma che la innova in continuazione e che si rivolge a lettori rigorosi ed esigenti .
Mi piacerebbe avere un confronto su questi temi perché credo che i "piccoli" lettori siano "grandi" e che ad essi si rivolgano narratori impegnati e di qualità; credo anche che la narrativa per l'infanzia e per i ragazzi sia narrativa-tout-court, che possono leggere con soddisfazione (e con sorpresa?) anche gli adulti.
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