C'è stato un giorno, una vita fa, in cui mio padre e io andammo in giro per negozi. Forse era Natale, forse il mio compleanno...va a sapere! Insomma, eravamo io e lui e questo, a pensarci, era già un regalo. In più, c'era la promessa di un dono.
Entrammo in un negozio che, per gli anni sessanta, era una specie di
paese dei balocchi. Ricordo scaffali altissimi (vabbè, ero io ad essere piccola) zeppi di giocattoli di tutti i generi. E di libri.
Su quegli scaffali inchiodai lo sguardo. Occhieggiava uno splendido cofanetto di plastica rossa, con la sagoma di un drago. Conteneva cinque libri. Cinque! E che libri! Copertina telata, illustrazioni in bianco nero con un tratto davvero insolito. Le storie, poi, non le avevo mai lette. Non erano fiabe nè riduzioni di romanzi da Dickens o da Manzoni. Non era Incompreso né Pinocchio.
Erano racconti cinesi, scritti da una americana:
Pearl S.Buck.
Lessi d'un fiato i titoli, sulla costa che spuntava dal cofanetto:
La grande ondata, Tre ragazzi e un bufalo, Il dono di un giorno, Le cinesine della casa accanto, Il pesce drago .

Mentre mio padre gironzolava come Lucignolo tra i banchi e gli scaffali, alla ricerca di un giocattolo per me, io restavo davanti al cofanetto "cinese". Quei libri erano ciò che volevo!
Lui se ne arrivò portando tra le mani...un cofanetto! Sì, ma di legno e con la cerniera di ottone. Gli occhi gli brillavano di contentezza. Mi aprì la scatola sotto il naso: dentro c'era un magnifico microscopio e una ordinatissima serie di vetrini da osservare.
"Te lo compro?".
La domanda, a pensarci, era un tantino retorica. Lui voleva quel microscopio tanto quanto io volevo i libri!
C'era, nella sua scelta, la richiesta di una complicità e, forse, l'occasione per un gioco che lo coinvolgesse, che gli desse una opportunità doppia: passare del tempo con me e divertirsi con qualcosa che era molto più di un giocattolo. Forse stabilire un nuovo patto, una condivisione di interessi.
Colsi tutto questo (quanti anni avevo? Forse otto, forse nove...) e titubai un po' fra me e me.
Un'occhiata ai libri, una al microscopio, poi di nuovo ai libri e...sui libri mi fermai.
Dissi "Mi compri questi libri?".
Lui provò ancora a convincermi ma devo essere stata ben ostinata!
Chiuse il cofanetto del microscopio. Lentamente.
"Vuoi i libri?".
Guardò quello scrigno di plastica rossa, sfogliò i libri.
Mi lasciò a far loro la guardia, mentre andava a posare il microscopio.
Tornò da me e insieme andammo a pagare i libri di Pearl. S. Buck.
Li lessi con una passione vorace.
Devo a mio padre una scelta d'affetto, un gesto di amore intelligente.
Quel giorno, in quel negozio, ha consentito che le mie passioni non venissero prevaricate dalle sue.
Mi ha comprato dei libri che volevo e che, adesso lo so, hanno segnato in maniera determinante una scelta di vita. L'incontro con la scrittura della Buck è stato un innamoramento quasi adulto per la letteratura.
Un innamoramento che non smette.
Quei libri, quel cofanetto rosso tutto "cinese", li ho persi per parecchi anni. Come spesso accade, sono passati ad altri bambini della cerchia familiare.
Uno cresce e pensa che certe letture non abbiano più importanza. Pensa, stupidamente, che certi episodi non siano stati determinanti. Poi ci si accorge che proprio quel giorno, in quella situazione, in quel momento, la propria vita ha preso una strada importante.
Ora, dopo un mucchio di anni, il cofanetto cinese è tornato a casa.
Passato di mano in mano, non è mai uscito dalla cerchia dei "bambini di famiglia" ed è tornato da dove è partito.
Da me. Da mio padre, capace di darmi libertà.
Il tempo è passato, ma forse no.