01 Set
Il cofanetto cinese e il mio papà
C'è stato un giorno, una vita fa, in cui mio padre e io andammo in giro per negozi. Forse era Natale, forse il mio compleanno...va a sapere! Insomma, eravamo io e lui e questo, a pensarci, era già un regalo. In più, c'era la promessa di un dono.
Entrammo in un negozio che, per gli anni sessanta, era una specie di paese dei balocchi. Ricordo scaffali altissimi (vabbè, ero io ad essere piccola) zeppi di giocattoli di tutti i generi. E di libri.
Su quegli scaffali inchiodai lo sguardo. Occhieggiava uno splendido cofanetto di plastica rossa, con la sagoma di un drago. Conteneva cinque libri. Cinque! E che libri! Copertina telata, illustrazioni in bianco nero con un tratto davvero insolito. Le storie, poi, non le avevo mai lette. Non erano fiabe nè riduzioni di romanzi da Dickens o da Manzoni. Non era Incompreso né Pinocchio.
Erano racconti cinesi, scritti da una americana: Pearl S.Buck.
Lessi d'un fiato i titoli, sulla costa che spuntava dal cofanetto: La grande ondata, Tre ragazzi e un bufalo, Il dono di un giorno, Le cinesine della casa accanto, Il pesce drago .
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24 Ago
Un violinista tra gli ombrelloni
Sulla spiaggia passano i venditori. Africani, asiatici, magrebini.
Sulla spiaggia passa anche il fuoristrada della Polizia Municipale e all'improvviso è un fuggi fuggi di ragazzi e ragazze che, mercanzia in collo, fanno lo slalom tra gli ombrelloni per non farsi beccare.
Sulla spiaggia, passato l'allarme, si leva improvviso, a stracciare le voci e le musiche dell'altoparlante, il suono di un violino.
La via del sale
Sembra niente, un grano di sale. Invece è una ricchezza e il segno di una fatica che non ha misura. Hanno fatto guerre per il sale. E scioperi. Ci sono state ribellioni, in Italia come dovunque.
A Cervia c'erano molte saline, fin dall'epoca etrusca. Oggi ne resta attiva una sola, la salina Camilloni. L'hanno ripulita, ripristinata recentemente. Hanno messo su un Centro visitatori e, in barca oppure a piedi, è possibile percorrere il perimetro delle vasche, imparare come si faceva (e come si fa) il sale.
Un gruppo di anziani, uomini e donne, si è costituito in associazione di volontariato e fa in modo che la salina, con la sua storia, non muoia. Sono tutti ex salinari, gente che ha lasciato fiato e forza strappando il sale all'acqua.
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19 Ago
I colori del cinema
Serata al cinema. Arena, rigorosamente. D'estate il cinema, per me, è all'aperto. Roma è generosa anche in questo: il cinema è dappertutto. Piazze, parchi, Isola Tiberina....Insomma, c'è da scegliere. Ho scelto, ieri sera, il Tiziano, il "cinema dei preti", come lo chiamavano (e lo chiamano ancora) nel quartiere. L'arena, infatti, è ricavata nel grande retro della basilica di S.Croce al Flaminio. Il cinema, una volta, lo gestiva la parrocchia e la domenica mattina, dopo la messa per i bambini, c'era la merenda e il film a mezzogiorno. In una sala grande, accogliente e stracolma, noi ragazzini, sgranocchiando biscotti alla cioccolata e patatine fritte, ci sciroppavamo, con allegra avidità, film di carattere religioso ma anche - e con quanta gioia! - cartoni animati, pellicole con Totò e Charlot, western e commedie.
Il cinema ho cominciato a conoscerlo lì, tra quelle sedie (allora) di legno che torturavano il didietro, ma non mi importava poi tanto.
L'arena non c'era ancora.
17 Ago
IL MIO NOME E' MAI PIU'
C'è una guerra, proprio al di là del mare. Ce n'è un'altra appena passati i confini della Turchia, giusto tra due grandi fiumi di cui nessuno ricorda più i nomi. C'è, più in là, lungo la via battuta da Marco Polo, un'altra guerra, combattuta in silenzio, quasi negata, se non fosse che, ogni tanto, ci raccontano che qualcuno è morto. Laggiù. Lontano ma non poi tanto.
C'è una guerra in ogni dove, a pensarci bene. In questi tempi di pace - così li abbiamo vissuti in Europa - c'è stata una guerra continua, che ha fatto della morte un evento al limite della normalità. Una conseguenza inevitabile della guerra. Dicono. Mi domando se la guerra, tutte le guerre, le piccole e le grandi, quelle a cui viene data visibilità e quelle che restano zitte (che sappiamo del Niger? Della Nigeria? dell'Etiopia?) con le morti conseguenti, siano davvero inevitabili. La domanda è retorica e ha una risposta chiara : NO.
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