10 Ago
La necessità dei giornali
Abbiamo visto l'inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino. L' hanno vista tutti, pure quelli indifferenti alla questione, visto il tambureggiare di servizi, controservizi, commenti, commenti ai commenti. Abbiamo visto i "grandi (?) della terra" (così li definiscono le cronache ma ci sarebbe da ragionare sull'attribuzione dell'aggettivo) battere le mani contenti e cercare l'occhio della telecamera per farsi vedere. Abbiamo visto l' "amico" Putin fare ciao con la mano, mentre spediva una bella serie di carri armati a fare la guerra agli osseti. Ah no! A fare la guerra ai soldati georgiani che facevano la guerra agli osseti...I risultati non cambiano: i soldati sparano e la gente muore. A vedere le foto, muoiono per prime le donne, i vecchi, i bambini. Dev'essere la naturale evoluzione della strategia militare...
21 Lug
Poche parole
Ieri, su Repubblica, Scalfari ha pubblicato il suo editoriale domenicale. Titolo: La spazzatura di Napoli e quella del governo. In coda al suo articolo ha scritto poche parole sulla questione delle impronte prese ai bambini Rom.
Eccole
16 Lug
Rispost(ine)
E' di stamattina un'altra notizia che - sembra, pare, non è sicuro - "dissinescherà" la questione impronte e Rom.
Io non ne sarei così certa. Un conto è rilevare le impronte agli adulti - a tutti gli adulti - e un conto è rilevare le impronte anche ai bambini dei campi rom. E solo ai bambini dei campi. I nostri bambini non hanno una carta d'identità né gli si rilevano le impronte...Vedremo.
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La notizia, comunque, recita così
Le razze non esistono...
E' uscito, su LA REPUBBLICA di ieri, un bell'articolo di Adriano Prosperi. Serio, profondo. Lo copio qui sotto, per chi non lo avesse letto
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15 Lug
Vecchi e bambini
Ieri. Lungo il marciapiede cammina un uomo di circa sessant'anni. Costeggia un bar, poi la farmacia. Osserva la gente seduta al bar. Inchioda gli occhi su una signora che, sulla sedia a rotelle, s'è dovuta fermare fuori della farmacia, perchè non c'è lo scivolo per entrare. La sua badante, una ragazza dell'est, è entrata a comprare le medicine. Lei sta fuori, gli occhi bassi, l'aria un po' assente.
L'uomo le passa accanto e mormora "Siamo un paese di vecchi!". Allunga il passo, se ne va.
Io guardo la signora, la gente seduta ai tavoli. Vecchi, non c'è che dire. Ma proprio di quella vecchiaia che, fino a vent'anni fa, era un miraggio raggiungere e che adesso sta lì a mangiarsi un gelato e a guardare la gente che passa. Stanno. Non mi sembrano contenti.
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