13 Gen
Facce di legno
C'è modo, a Roma, di staccarsi dal rumore del traffico e godersi una passeggiata. Di quelle calme, in cui il mondo si fa più vicino e vedi quello che, andando di fretta e lungo i marciapiedi, non vedi mai.

Mi succede spesso di passare da Villa Borghese. Parcheggio la macchina a Valle Giulia e "taglio". Cioè, accorcio la distanza a piedi e passo attraverso il parco. Un quarto d'ora ( i lussi sono lussi!) costeggiando il Bioparco, sfiorando la Galleria Borghese e sono a ridosso di Via Po, di Corso d'Italia. In centro, come si dice, nel mezzo del traffico e dell'andirivieni di persone.
Alle spalle il passeggio lento dei turisti, i barriti degli elefanti che, quando chiamano si fanno sentire. Il loro verso echeggia per tutto il parco e si mescola al fischio dei merli, al verso sgraziato delle cornacchie, all'abbaiare dei cani.
Non ci sono soltanto persone e animali a Villa Borghese.
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11 Gen
Papà leone
C'è in televisione uno sceneggiato (lasciate che lo chiami ancora così, ché fiction mi suona strano), che torna agli Anni Sessanta. Si intitola Raccontami.
Mia madre lo guarda e si commuove.
"Mi sembra di rivedere la vita mia", dice. "Io...tuo padre...".
Mio padre, sì, me lo ricordo.
Ero piccola (come si vede dalla foto) e avevo un papà-leone.
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07 Gen
Il buon anno del poeta
Avere un amico poeta ha i suoi bei vantaggi.
Per esempio, quello di ricevere, come augurio di buon anno nuovo, una poesia.
Sì, ma non un poema pensosamente noioso. Non rime pompose e retoriche. Non pesanti quartine cariche di pensieri grevi, presuntuosi, ermetici.
Una piccola composizione in rima. Una sola. Splendente ed essenziale. Umanamente poetica.
L'ha scritta Pietro Formentini
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Ecco il testo
06 Gen
Non guardate la Befana!
Quand'ero piccola, i regali li portava la Befana. E punto.
A Natale qualcosa si rimediava ma era solo un accenno, una specie di formale promessa che il bengodi sarebbe arrivato. Il 6 gennaio, s'intende.
Così, le vacanze di Natale erano una lunga e stupenda attesa.
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04 Gen
Guardare le vetrine
Da piccola, quando sentivo mia madre dire "Usciamo. Andiamo a guardare le vetrine", mi veniva la disperazione. Non sopportavo la lenta progressione, di negozio in negozio. Noiosa. Faticosa. Lenta.
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Ogni tanto - solo ogni tanto - c'era qualche negozio interessante. Giocattoli, per esempio. Libri. Il resto era, ai miei occhi, una fuffa di roba priva di interesse.
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