C'è il mare, a Carovigno (Br). E gli olivi secolari. E la sabbia. Il vento fresco di maestrale e quello pesante di scirocco. E un castello cominciato dai Normanni. E i libri. Tanti libri che, con delicata ostinazione, il premio "Il castello volante" fa arrivare nelle mani dei ragazzi.
E ci sono loro, i ragazzi, che i libri li leggono, se li scambiano, li commentano tra loro.
Che c'entra Merlino con Carovigno?
E ci sono loro, i ragazzi, che i libri li leggono, se li scambiano, li commentano tra loro.
Che c'entra Merlino con Carovigno?
C'entra perchè a Carovigno sono di casa le storie e la storia. Da quattro anni va avanti questo concorso dedicato alla letteratura per ragazzi - per inciso, Merlino. Il cerchio del futuro, Edizioni e/o, si è classificato al II posto per l'edizione 2006 - che mette i libri nelle mani dei suoi lettori e lascia che proprio loro siano quelli che , dopo aver letto, valutano e scelgono il libro che gli è andato più a genio.
C'entra perchè Carovigno è terra antica, in cui si coltivano olivi secolari e miti, narrazioni, leggende che sembrano non avere mai fine. I due giorni che ho passato in questa terra gioiosamente secca e calda sono stati una bella immersione nel mondo della narrazione. E non è retorica. C'è un'attenzione discreta e puntigliosa ai passi che la narrazione popolare ha fatto in queste zone. Ogni rito, ogni credenza, ogni gesto ha un passato e un presente. Ognuna delle persone che ho incontrato - ospiti gentilissimi e solleciti - aveva una storia da raccontare. Una storia, non una balla nè una diceria. Una storia. La forza delle storie nasce da questo passaggio di voce in voce, di memoria in memoria di ciò che è stato e ciò che è stato narrato. Molte storie ho imparato.
La nzegna
Mi hanno raccontato la storia che è alla base della tradizione della battitura della "nzegna" (per intenderci, qualcosa di simile allo spettacolo degli sbandieratori). Sentite qua. Siamo nel 1100 (anno più anno meno) e un pastore perde una mucca mentre è al pascolo. La cerca e dispera di trovarla quando...eccola! E' caduta in un burrone.
Si butta (si fa per dire) anche lui per tirarla fuori dai guai e s'accorge che la mucca, cadendo, è finita in una grotta e che sulle pareti della grotta c'è un dipinto che raffigura la Vergine con il bambino.
La mucca pare inginocchiata di fronte all'immagine sacra. E lui che fa? Tanta è la gioia che, uscendo dalla grotta per chiamare in aiuto i compaesani, lancia in aria il suo fazzoletto in segno di esultanza...Di qui la tradizione di lanciare in aria la "nzegna".
Una versione più documentata potete leggerla collegandovi a http://www.carovigno.com/pagine/lanzegna/latradizione/latradizione.htm
Il castello e il suo custode
Merlino sarebbe stato benissimo nel castello di Carovigno. Comincia, questo bel luogo, prima con un torre normanna e poi...Il minimo che c'è da sapere sul castello potete leggerlo sul sito http://www.carovigno.com/pagine/carovigno/ilcastello/ilcastello.htm. A me piace raccontarvi un'altra storia, piccola ma importante, che può intitolarsi semplicemente "Michele".
E' lui che del castello sa tutto e lo narra. Lo narra, cioè vivifica le informazioni storiche e architettoniche con il valore aggiunto del racconto. Pacatamente, ogni angolo, ogni restauro, ogni dettaglio andato perso riaffiora attraverso le parole di Michele che di questo castello sembra essere la voce vera, l'identità discreta, il testimone di una memoria che non passa.
Così, di sala in sala, affiorano le abitudini dei castellani, le scelte geniali dei primi progettisti, l'eco non poi così lontana delle battaglie, il fascino della pietra di Carovigno dall'evocativo nome di "Pietra gentile", la suggestione della storia che ha lasciato il segno strato dopo strato, il rumore attutito dei passi quando si scende fino alle "segrete" che hanno imprigionato i saraceni. Dumas non avrebbe trovato strano farci passare qualche notte al prigioniero Edmond Dantes e all'abate Faria. Poi, un soffio prima che la visita finisca, Michele, per salutare degnamente il turista (a cui ha fatto dono di un tempo lento e quieto, di un racconto pacato e ricco) tocca un contenitore e fa...cantare la pietra gentile. E la pietra gli obbedisce. E canta. Appena. Ma canta.
Che c'entra Merlino con Carovigno? Credo sia stato, questo mio personaggio così conosciuto e così imprevisto, nel "luogo" che gli si addice, dove ogni persona cerca di essere "libro" e intorno ai libri costruisce una rete di affettuose narrazioni e incontri.
C'entra perchè Carovigno è terra antica, in cui si coltivano olivi secolari e miti, narrazioni, leggende che sembrano non avere mai fine. I due giorni che ho passato in questa terra gioiosamente secca e calda sono stati una bella immersione nel mondo della narrazione. E non è retorica. C'è un'attenzione discreta e puntigliosa ai passi che la narrazione popolare ha fatto in queste zone. Ogni rito, ogni credenza, ogni gesto ha un passato e un presente. Ognuna delle persone che ho incontrato - ospiti gentilissimi e solleciti - aveva una storia da raccontare. Una storia, non una balla nè una diceria. Una storia. La forza delle storie nasce da questo passaggio di voce in voce, di memoria in memoria di ciò che è stato e ciò che è stato narrato. Molte storie ho imparato.
La nzegna
Mi hanno raccontato la storia che è alla base della tradizione della battitura della "nzegna" (per intenderci, qualcosa di simile allo spettacolo degli sbandieratori). Sentite qua. Siamo nel 1100 (anno più anno meno) e un pastore perde una mucca mentre è al pascolo. La cerca e dispera di trovarla quando...eccola! E' caduta in un burrone.
Si butta (si fa per dire) anche lui per tirarla fuori dai guai e s'accorge che la mucca, cadendo, è finita in una grotta e che sulle pareti della grotta c'è un dipinto che raffigura la Vergine con il bambino.

Una versione più documentata potete leggerla collegandovi a http://www.carovigno.com/pagine/lanzegna/latradizione/latradizione.htm
Il castello e il suo custode
Merlino sarebbe stato benissimo nel castello di Carovigno. Comincia, questo bel luogo, prima con un torre normanna e poi...Il minimo che c'è da sapere sul castello potete leggerlo sul sito http://www.carovigno.com/pagine/carovigno/ilcastello/ilcastello.htm. A me piace raccontarvi un'altra storia, piccola ma importante, che può intitolarsi semplicemente "Michele".
E' lui che del castello sa tutto e lo narra. Lo narra, cioè vivifica le informazioni storiche e architettoniche con il valore aggiunto del racconto. Pacatamente, ogni angolo, ogni restauro, ogni dettaglio andato perso riaffiora attraverso le parole di Michele che di questo castello sembra essere la voce vera, l'identità discreta, il testimone di una memoria che non passa.

Che c'entra Merlino con Carovigno? Credo sia stato, questo mio personaggio così conosciuto e così imprevisto, nel "luogo" che gli si addice, dove ogni persona cerca di essere "libro" e intorno ai libri costruisce una rete di affettuose narrazioni e incontri.
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