Allora, stasera è la vigilia di Ognissanti.
Da un pezzo ne sappiamo poco. Molto poco.
. Concetto recente e tutto adulto, legato com'è alla pianificazione delle vacanze, dei viaggi e viaggetti da piazzare tra una settimana di lavoro e l'altra.
Noi la chiamavamo Ognissanti e alla sera, in molte regioni italiane, si lasciava sul tavolo cibo buono per i morti, i fantasmi amici che tornavano a casa, che venivano a far visita e rinsaldavano il rapporto tra il passato e il presente, ricucivano lo strappo tra la vita e la morte.
La festa di Ognissanti di antica tradizione era festa vera, un intermezzo, una pausa senza preparativi per i viaggi, un cordone di leggerezza che legava le generazioni, i vecchi e i giovani, i vivi e i morti.
Ce n'è di tradizione, di storia, di cultura, nel "culto dei morti" e nella irrisione della morte stessa!
C'è molto di italiano, di antico, favolistico, leggendario, popolare.
E vero.
Come sono veri i bambini che, cappelli da strega in testa o maschera da scheletro in faccia, hanno suonato stasera alla mia porta.
Mi sono trovata di fronte un sorridente teschio che ha domandato : "Dolcetto o scherzetto?".
E che alla mia risposta: "Dolcetto!", s'è sciolto nella morbidezza di un sorriso (intuito da me, certo, sotto il brutale ghigno della maschera).
Intorno a lui, streghe, maghi e vampiri di diversa foggia, allegri sotto i copricapi, contenti di trovare accoglienza.
Corro a prendere i dolcetti, mentre i ragazzini sbirciano, fanno commenti e poi si stupiscono quando mostro loro la mia piccola zucca di terracotta all'interno della quale lampeggia la candela.
I bambini hanno voglia di chiacchierare.
"Lei è molto gentile", mi dice uno zombie tutto verde, che raccatta i dolci. "A un altro palazzo", continua, "una signora ci ha preso a parolacce!".
E sottende un
"perché?" che non dice.
Io, del resto, non saprei rispondere.
Sarà che le vecchie signore hanno dimenticato la gioia della spensieratezza e un po' di astio, verso questi ragazzini belli e sorridenti, non mancano di tirarlo fuori.
Molto astio.
Del resto, il nostro è un paese in cui, a parole, i bambini si amano ma nei fatti hanno poco spazio per farsi vedere. Stanno nascosti, controllati negli spazi "adibiti" (palestre, scuole, laboratori, parchi ben recintati...), lontani dagli adulti e dalle loro cose.
Sarà per questo, per il desiderio inconsapevole di esistere sul serio nella vita degli adulti, che i bambini si fanno così evidenti e grotteschi, con le loro maschere orrorifiche?
Mi sa di sì.
Dunque, benvenuto Halloween. Comunque sia.
E' bello se i bambini ti suonano alla porta e sorridono.